L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 dicembre 2015

Migranti, gli euroimbecilli hanno dato 3 miliardi alla Fratellanza Musulmana la stessa che scaraventa sulle terre europee dalla Turchia e da Tripoli migliaia e migliaia di persone

Persiste la debolezza del governo Renzi sull'immigrazione. Mentre servirebbero misure forti

immigrati
Siamo, purtroppo, alle solite. Tante chiacchiere, ma l’invasione di clandestini continua e vogliono farci passare anche per cretini. Dopo i continui, numerosi e pesanti ceffoni a Renzi ed alla silente Mogherini, secondo il governo italiano «adesso l’Europa ha capito». Certo, l’Europa ha capito fin troppo bene. Ma è Renzi che ancora non ha capito. Da Strasburgo, già il mese scorso, il leader polacco Tusk, rivolgendosi a Italia, Grecia, Ungheria e Slovacchia, ha ammonito: «tutti devono avere una responsabilità comune nella difesa delle frontiere esterne».  Infatti, notizia recentissima, l’Europa (la Merkel) promette 3 miliardi di euro alla Turchia, perché blocchi il flusso di profughi. Intanto Ungheria, Serbia, Slovenia, Croazia hanno installato barriere metalliche e filo spinato per tutelare i loro confini. Anche la Macedonia sta seguendo lo stesso esempio.
Il nostro governo, invece, parla ancora di “accoglienza” per tutti e non procede con l’urgenza necessaria a controllare gli oltre 120 mila clandestini, che tali resteranno fino all’eventuale riconoscimento del titolo di rifugiato politico. Fino ad ora, sulle poche migliaia di accertamenti effettuati, circa l’85 % non possiederebbe tale requisito, e pertanto vanno accompagnati ai Paesi d’origine.
Edward Luttwak, economista, politologo, docente di studi Strategici e consulente del ministero della difesa Usa, ha ricordato che se avesse voluto difendere i suoi confini, l’Italia avrebbe dovuto individuare i barconi con i “droni” – quando sono ancora senza persone a bordo – e affondarli in mare aperto nel tragitto ben conosciuto tra l’Egitto e la Libia.  Ma decisioni di questo genere non sono facili da prendere e le possono assumere solo persone autorevoli e credibili, invece si sono preferite le chiacchiere e siamo arrivati al dramma delle migliaia di morti annegati e del flusso di clandestini (che resteranno a nostro totale carico per diversi mesi). Secondo il ministro degli esteri della Gran Bretagna, Hammond, «i migranti minacciano lo stile di vita e le infrastrutture sociali dell’Europa»

Nessun commento:

Posta un commento