L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

Muos, il Consiglio di Giustizia Amministrativa al servizio degli statunitensi, non ha avuto il coraggio di dimostrare il suo servilismo e ha rimandato ancora una volta

Rinvio del Cga sul Muos: contras non abbassano la guardia


Rinvio del Cga sul Muos: <i>contras</i> non abbassano la guardia
Nuovo rinvio per il Muos di Niscemi. Il collegio non ha potuto riunirsi per l’assenza di alcuni componenti del collegio. Il Consiglio di giustizia amministrativa dovrebbe riunirsi in gennaio, ma non è detto che verrà a capo della vicenda. Sono in corso verifiche e accertamenti. Si guardano le carte, ma è difficile che si possa ignorare il contesto nazionale ed internazionale. I giudici, naturalmente, non devono avere occhi ed orecchie per tutto ciò che non ha niente a che fare con la questione che sono chiamati a decidere, ma si dovrebbe confinarli in una navicella spaziale per la durata della causa per evitare che “sentano” gli umori ed i bisogni del loro tempo. Una vecchia storia.
Il coordinamento dei comitati No Muos sono in allerta, avevano organizzato una conferenza stampa nella mattinata del giorno 16, in previsione della conclusione dell’udienza. Il rinvio li ha spiazzati, ma fino a un certo punto. Non abbasseranno la guardia. Gli eventi esterni, anche per loro, non contano niente. Il mondo è impegnato nella guerra al terrorismo e la Sicilia si sta trasformando nella frontiera d’Europa all’Isis, perché i miliziani di Al Baghdadi si sono spinti fino alla Sirte, trecento miglia dalle coste siciliane.
L’Italia si appresta, inoltre, a mandare altri uomini sul teatro di guerra, a Mosul, dove una gigantesca diga rischia di crollare, e rischia di sommergere città e persone, fino a Bagdad: 450 soldati italiani, paracadutisti della Folgore e i sub del Battaglione Moschin, truppe scelte, hanno il compito precipuo di rendere sicuro il lavoro delle imprese italiane. I tagliagole, tuttavia, sono a due passi. Se ne staranno a guardare?
C’è infine il ginepraio siriano, che vede schierati forze armate delle principali potenze della regione, accanto a Russia e Usa. Una cosa senza precedenti.
Il grande radar della sughereta di Niscemi è parte di una strategia di “controllo” globale del pianeta. Grazie ai satelliti, in quattro luoghi del mondo, potranno essere sorvegliate le aree di crisi, a cominciare dal Mediterraneo. Il coordinamento No Muos dovrebbe persuadere Usa, governo italiano, Nato a rinunciare ad uno strumento di controllo che giudicano essenziale. Una missione impossibile.
Meglio, dunque sarebbe stato, pretendere una sorveglianza ambientale indipendente ed accurata, e magari contropartite per il sacrificio di dovere ospitare il Muos.
Ma la contrarietà al Muos, che nasce da una giusta preoccupazione di carattere ambientale – le onde elettromagnetiche minaccerebbero la salute degli abitanti di Niscemi – si è “caricata” anche di altri fardelli, taluni anche nobili, come il pacifismo, ed un antiamericanismo che affonda le sue origini negli Usa-patria del capitalismo. Spinte ideali e ideologie dure a morire.
L’antiamericanismo, ha scritto di recente un intellettuale progressista molto amato, Moisés Naim, “viene da lontano”. Certi leader americani, sostiene Naim, osservazione che giunge a proposito, “pensano che l’antiamericanismo non comporti costi se non sfocia nel terrorismo, ma è un errore, perché alimenta rancori molto più profondi e pericolosi contro quel Paese e rende più difficile difendere i valori che gli stessi contestatori condividono”.
La questione Muos è stata affrontata nelle sedi giudiziarie – tribunali penali ed amministrativi – e nella piazze, con le manifestazioni di dissenso provocate dalle preoccupazioni ambientali. Niente è stato fatto per spiegare che cosa è il grande radar e a che cosa serve veramente. Gli Usa hanno scelto un profilo basso, il Ministero della Difesa ha scelto l’assenza, ed ha parlato attraverso l’Avvocatura di Stato. Il risultato è che fra i due fronti contrapposti – i No Muos e gli avvocati – non c’è niente.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, nel dibattito sulla mozione di sfiducia, criticato dal Movimento 5 Stelle per l’atteggiamento ondivago e contraddittorio della Regione sul Muos, ha dovuto svolgere una difesa del suo operato, che non è uscita fuori dal fascicolo della pratica. Ha ricordato che l’ok era stato concesso prima del suo arrivo e che non ha potuto mettersi di traverso per la semplice ragione che l’Istituto superiore della sanità ha negato che si dovessero nutrire preoccupazioni per la salute. Resistendo, la Regione siciliana avrebbe rischiato di pagare una montagna di soldi, a titolo sanzionatorio, se avesse revocato l’autorizzazione. Che fare, se non ritirarsi dalla contesa, ha spiegato il governatore, confessando quindi la scelta di levarsi di torno.
Sul ruolo strategico della Sicilia, in campo militare, e del Muos, nemmeno una parola, al Parlamento regionale. La Sicilia ospita le basi militari più importanti della Nato in Europa, da sempre, ed il Muos, un centro di ascolto e sorveglianza, resta l’icona della propensione militarista degli Usa al tempo di Obama. C’è qualcosa che non funziona in questo ragionamento

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