L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 dicembre 2015

Pensioni, dicono bugie e continuano a dire bugie e i nostri giovani non lavorano

Inps, tutte le false verità sulle pensioni

Inps, tutte le false verità sulle pensioni
L'intervento di Michele Poerio, presidente nazionale FEDERSPeV, e Carlo Sizia del comitato direttivo nazionale FEDERSPeV
Sui mass-media, quindi presso l’opinione pubblica, circolano alcune “informazioni” sulla previdenza che vengono  contrabbandate come “verità”, ma in realtà sono “falsità” e tuttavia riescono ad avvelenare il clima ed alimentare l’odio sociale. Esaminiamole.

La prima: esisterebbe un “conflitto generazionale” tra chi percepisce la pensione retributiva e chi quella contributiva. In realtà oggi in Italia nessuno percepisce la pensione contributiva, tranne coloro  che hanno aderito, o aderiranno, alla cosiddetta “opzione donna” entro il 31/12/2015, che comporta una pensione interamente contributiva ma col vantaggio di poter andare in pensione anticipata con 57 anni e 3 mesi di età (se dipendenti), 58 anni e 3 mesi (se autonome) e  35 anni  di contributi. Quindi, almeno per i prossimi 20 anni, nessuno in Italia andrà in pensione col metodo contributivo puro (assunti dal 1/01/1996 in poi).

La seconda: Altra leggenda metropolitana è quella secondo cui i pensionati attuali,padri e nonni,si stanno “mangiando” con le loro pensioni i contributi dei figli e nipoti,soggetti spesso a rapporti precari,saltuari e poco retribuiti. Falso! I pensionati di oggi non stanno mangiandosi nulla perché le future pensioni degli attuali giovani saranno pagate a loro volta con i contributi dei loro figli e nipoti,secondo la logica del “sistema a ripartizione”, applicato storicamente  in quasi tutti gli stati occidentali, in base al quale le pensioni in essere sono pagate da chi lavora oggi. Se le future pensioni contributive saranno modeste dipenderà esclusivamente dalla precarietà e discontinuità lavorativa e dal fatto che la rivalutazione del montante contributivo annuale (sulla base del Pil quinquennale) ed i coefficienti di trasformazione sono oggi mal calibrati, addirittura punitivi. E se a ciò aggiungiamo che attualmente,almeno nel pubblico impiego,una vera previdenza integrativa non è ancora partita,la situazione pensionistica dei giovani è sempre più grave. Si tratta,però,di problemi squisitamente politici che nulla hanno a che vedere con responsabilità degli attuali pensionati,problemi che vengono spesso ulteriormente aggravati da iniziative governative demenziali come quella di raddoppiare quasi (dall’11,5% al 20%) la tassazione sul risultato netto maturato dai fondi delle pensioni  integrative,per cui l’Italia è l’unico paese europeo dove si colpisce la previdenza integrativa invece di incentivarla.

La terza: il deficit di gestione annuale dell’Inps (peraltro garantito dallo Stato ed oscillante attorno ai 10 miliardi) dipenderebbe dalle pensioni “alte” degli attuali pensionati “d’oro”. Niente di più falso! Il bilancio Inps è in attivo per quanto riguarda le partite previdenziali, mentre è largamente deficitario per le prestazioni socio-assistenziali, che rappresentano circa un terzo del bilancio e che hanno un bassissimo apporto contributivo. Si tratta delle pensioni sociali, di quelle di invalidità, degli ammortizzatori sociali, quali la cassa integrazione, ecc.,che devono essere finanziate dalla fiscalità generale. Ma come negare che proprio le pensioni attuali rappresentino un essenziale ammortizzatore sociale “di fatto” a favore di figli e nipoti in difficoltà?

Si imporrebbe, secondo Tito Boeri, presidente Inps, un ricalcolo in senso contributivo, o comunque un taglio, delle pensioni in godimento di importo medio-alto. Ipotesi non solo illegittima, discriminatoria, incostituzionale, ingiusta, ma addirittura “folle”. In realtà sono proprio le pensioni retributive  medio-alte quelle che hanno una migliore  base di contributi (a differenza, ad esempio, delle pensioni anticipate o di anzianità e dei vitalizi) ed è proprio questa tipologia di pensioni  che ha subito negli ultimi 8-10 anni una perdita del potere d’acquisto  del 15-20%,e negli ultimi 17 -18 anni del 35-40%, attraverso il blocco ripetuto della perequazione, i contributi coatti di solidarietà, il  maggior carico fiscale, ecc.
In questo modo il tasso di sostituzione proprio delle pensioni retributive in godimento è già stato retrocesso di fatto a quello proprio delle future pensioni contributive, a parità di anni di contribuzione, cioè  attorno al 50-60%. Ma è proprio contro queste pensioni, già calpestate, che vuole accanirsi il Presidente pro-tempore dell’INPS! Quindi: basta falsità e giù le mani dalle tasche dei pensionati che hanno più meritato e più pagato, in ogni senso! Anziché perseverare con provvedimenti o proposte illegittime (rubare quote-parti di pensione ai pensionati), per garantire un sistema di welfare degno di un Paese civile è possibile, direi doveroso, lottare finalmente in modo serio contro: la corruzione, l’evasione, il lavoro nero, l’elusione, la burocrazia inefficiente ed autoreferenziale, la giustizia lenta ed ingiusta, la scuola scollegata dal mondo del lavoro, la politica miope, ecc.
In tal senso: buon lavoro!

Michele Poerio, Presidente Nazionale FEDERSPeV e Segretario Generale Vicario CONFEDIR
Carlo Sizia, Comitato Direttivo Nazionale FEDERSPeV

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