L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 dicembre 2015

Renzi le consorterie di clientele&famigli gli si stringono sempre di più alla gola, i conti tornano sempre

SOTTO ATTACCO
Così parentele e amici guastano il Natale di Matteo Renzi
Il premier dice che la sfiducia contro il ministro Boschi è un autogol. Ma le cordate politico-familiari fanno male al governo

DI MARCO DAMILANO18 dicembre 2015


«Oggi mi sono divertito a dire all’establishment italiano che la logica degli “amici degli amici” è finita. Che la stagione del capitalismo di relazione appartiene al passato». Così parlavaMatteo Renzi dopo il suo intervento alForum Ambrosettidi Cernobbio il 6 settembre.

Ma dalle indagini suBanca Etruriaemerge però che gli amici degli amici e i parenti degli amici, 
il capitalismo di relazione, ha vissuto 
e prosperato a lungo anche in terra 
di Toscana, tra Arezzo e Firenze, culla del renzismo negli anni della scalata 
al potere romano. Fino a sfiorare le figure-chiave del governo letteralmente negli affetti più cari, quellifamiliari.

Il padre del ministro Maria Elena Boschi, vice-presidente della Banca Etruria, nominato quando la figlia era già diventata ministro delle Riforme, in consiglio di amministrazione dal 2011, negli anni del dissesto patrimoniale della banca aretina. E il padre del premier, finito sui giornali per un intreccio non giudiziario, socio con 
l’ex presidente della Banca Etruria.

Tutte persone perbene, li difende giustamente Renzi, ma lecoincidenze restano. E se ne potrebbero aggiungere altre, finora inesplorate, che riguardano sempre 
gli scambi di poltrone nelle banche della provincia toscana.

L’ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Antonella Mansi, in buoni rapporti con Renzi, al momento della nomina nel 2013 era presidente della bancaFederico del Vecchio di Firenze che 
fa parte del gruppo di Banca Etruria. 
Al suo posto, alla guida della piccola 
ma strategica banca fiorentina, arrivò Claudio Salini che era stato segretario generale della Consob, subito cooptato nel cda dell’Etruria: e poi dici i controllori e i controllati.

Capitalismo di relazione significa cordate politico-familiari. Ed è stato lo stesso Renzi, nel suo intervento allaLeopolda, a raccontare in pubblico una sorta di consiglio di famiglia, 
con il padre che sulle inchieste che lo riguardano invitava il premier alla linea dura, a reagire agli attacchi, a replicare colpo su colpo, e il figlio, l’uomo che governa l’Italia, a consigliare prudenza e fiducia nella magistratura.

Ecco perché la mozione di sfiducia contro la Boschi sarà unautogol per le opposizioni, come dice il premier. Ma anche il bel gioco 
di Renzi e della sua squadra in questa vicenda appare inceppato.

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