L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2015

Renzi più che rottamatore è un'acchiappa poltrone menefreghista dei problemi del paese

Luigi Zingales disconosce Matteo Renzi: "Nomine e spending: lo spirito del rottamatore non funziona"

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RENZI ZINGALE

Su certe questioni, come le nomine e la spending review, lo spirito rottamatore della Leopolda non funziona più. Parola dell'economista Luigi Zingales, che questa volta non sarà presente alla kermesse renziana organizzata a Firenze. E racconta al Foglio cosa non gli piace del governo di Matteo Renzi che "è facilmente il migliore degli ultimi 15 anni, ma più per demeriti dei precedenti che per meriti propri".
Se da un lato c'è stato un rinnovamento e uno svecchiamento della classe dirigente, non mi sembra che ci sia stato un salto di qualità né nelle procedure né nelle persone nominate. Prendiamo ad esempio un settore che conosco come la Consob. Prima si è nominato una esperta della concorrenza, che di mercati finanziari sa poco o nulla (Anna Genovese ndr). Poi si è fatto un bando pubblico (positivo) per coprire le posizioni restanti. Ma sono stati buttati via 18 mesi w poi la montagna ha partorito un topolino. Dei due commissari scelti, Carmine Di Noia, è certamente competente ma da anni è il rappresentante degli interessi degli emittenti. L'altro è un giudice con scarsissima conoscenza dei mercati finanziari. Per di più non mi sembra siano stati resi noti i motivi per cui sono stati scelti".
Secondo Zingales, "in un momento di crisi economica profonda e prolungata, il problema non è l'esistenza di un deficit, ma la mancanza di una visione politica di lungo periodo".
Si sarebbe dovuto tagliare le spese inefficienti (documentate con dettaglio da Cottarelli e da Perotti), aumentare la base imponibile, ed abbassare fortemente le aliquote di imposta e i contributi sociali per i neoassunti, con una clausola di salvaguardia che se, usciti dalla recessione, le entrate fiscali non fossero aumentate, si sarebbe proceduto automaticamente ad un aggiustamento al rialzo delle aliquote. Invece si è proceduto un po' in ordine sparso, aumentando l'incertezza futura, invece che ridurla.
Sul salva banche, l'economista afferma:
Date le regole europee, il governo non aveva scelta sul far assorbire parte delle perdite agli azionisti e i creditori subordinati. Se fossi stato al governo, però, io avrei fatto anche partire un'indagine parlamentare sulle responsabilità dei banchieri e dei vigilanti (Consob e Bankitalia). 

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