L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 dicembre 2015

Siria&Parigi, adesso è divenuto impossibile eliminare l'Iran, Siria, Libano, la Russia è divenuta il collante di ferro grazie all'imbecillità di Erdogan e della Fratellanza Musulmana e alla capacità politica strategica di Putin

Geopolitica

Erdogan temporeggia: “non rispondiamo a sanzioni Russia”
 2 dicembre 2015, di Alberto Battaglia


NEW YORK (WSI) – Mentre Istanbul sta oltrepassando ore di elevata tensione per via dell’attentato dinamitardo di ieri pomeriggio, le relazioni diplomatiche della Turchia con la Russia continuano ad essere molto delicate. I toni del presidente turco, Tayyip Erdogan, dopo la durezza delle prime fasi seguite all’abbattimento del cacciabombardiere russo, si stanno gradualmente ammansendo:

“La Turchia non risponderà alle reazioni “emotive” della Russia dopo l’abbattimento di uno dei suoi aerei militari in Siria da parte dell’aviazione turca e non prenderà di mira né i cittadini né gli interessi russi. Adottiamo un approccio misurato di fronte alle iniziative emotive della Russia”.

Economicamente la Russia è molto importante per la Turchia: vale circa il 4% delle esportazioni nazionali e rappresenta il sesto partner commerciale di Ankara. Con ogni evidenza la linea dura di Vladimir Putin, che ha introdotto una serie di sanzioni economiche, ha disposto l’obbligo (al primo gennaio) dei visti d’ingresso per i cittadini turchi e ha invitato i russi a non recarsi in Turchia, sta sta sortendo i suoi effetti.

D’altronde la Turchia, che è membro della Nato, non ha ricevuto particolare sostegno dall’alleanza atlantica in funzione anti-russa. Nel frattempo proprio l’ingresso del Montenegro nella Nato, a quanto dichiara il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, susciterà di certo una reazione da parte del Cremlino:

“Mosca ha sempre detto a vari livelli che l’espansione della Nato, dell’infrastruttura militare della Nato, a est, naturalmente, non può aiutare, non può che condurre a una risposta dall’est, cioè dalla Russia, nei termini di una garanzia di sicurezza e di un mantenimento della parità di interessi”.

La normalizzazione nei rapporti internazionali fra la Russia e le controparti Atlantiche, con queste premesse, non prospetta fra le più agevoli.

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