L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 dicembre 2015

Siria&Parigi, gli Emirati Arabi Uniti confermano che partecipano al mantenimento della bestia Isis/Al Qaeda

GLI ARABI VALUTANO L’INVASIONE DELLA SIRIA

di Redazione
3 dicembre 2015, pubblicato in Enduring freedom
363016UAE
Gli Emirati Arabi Uniti si dicono pronti ad una missione di terra in Siria e ad un intervento diretto nell’ambito di una coalizione internazionale, preferibilmente guidata da altri paesi arabi. Ad annunciarlo è stato il viceministro degli Esteri emiratino, Anwar Qarqash, all’agenzia di stampa nazionale “Wam”.
“Il nostro paese è pronto a partecipare ad un intervento di terra contro i terroristi – ha affermato il membro del governo di Abu Dhabi – a patto che non si ripeta lo scenario già visto nel 1991 con l’intervento degli Stati Uniti in Iraq per liberare il Kuwait”. Per Qarqash, “il modello potrebbe essere l’alleanza araba guidata dall’Arabia Saudita che sta intervenendo in Yemen”.
Interessante notare che l’esempio di missione fallimentare citato da Qarqash non è stata l’invasione dell’Iraq nel 2003 ma la campagna Desert Storm del 1991 che liberò il Kuwait invaso dagli iracheni.
Un esempio calzante se l’obiettivo degli Emirati e delle monarchie del Gulf Cooperation Council è di prendersi la massima autonomia dagli statunitensi (considerati ormai alleati inaffidabili anche dalle monarchie arabe) per allargare il conflitto contro gli sciiti a un confronto diretto in territorio siriano. Inevitabilmente un intervento delle truppe sunnite in Siria non verrebbe certo richiesto da Damasco e difficilmente avrebbe come obiettivo la distruzione dello Stato Islamico, che infatti non è mai stato colpito (se non simbolicamente nell’estate 2014) da raid aerei effettuati dai jet sauditi o degli emirati, ma le forze governative siriane e i loro alleati iraniani ed Hezbollah appoggiati dai russi.
Un intervento di truppe arabe in Siria offrirebbe quindi meno garanzie di combattere i terroristi dell’Isisa o i qaedisti del Fronte al-Nusra rispetto a un’azione condotta da forze occidentali (USA + Europa) a conferma di come la politica di destabilizzazione statunitense e il desolante vuoto di potere lasciato dagli europei rischi di trasformare una guerra civile localizzata in un conflitto guerra di vasta portata che coinvolgerebbe tutto il Medio Oriente e forse tutto il mondo islamico.

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