L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 dicembre 2015

Siria&Parigi, gli Stati Uniti hanno creato il caos e adesso cercano di controllarlo da lontano, Assad è l'unico governo legittimo, da qui bisogna ripartire

Assad: raid britannici in Siria diffondono cancro terrorismo

AssadIl presidente siriano Bashar al Assad definisce “illegale” l’intervento del Regno Unito contro le postazioni Isis in Siria: servirà solo a diffondere il “cancro” del terrorismo. I colloqui sulla Siria proseguiranno questo mese a New York. L’Iran tuona: il futuro di Bashar al-Assad potrà essere deciso soltanto dal popolo siriano. Il segretario della Nato Stoltenberg: affiancare intervento
militare, blocco dei flussi finanziari e attività politica. Renzi sui raid in Siria: “Non inseguo le bombe degli altri”. Il governo iracheno chiede il ritiro delle truppe turche entrate nel suo territorio nella zona di Mosul. Isis rivendica attentato in Yemen dove  ucciso il governatore di Aden. Attesa per il discorso di Obama alla nazione

Siria. Il presidente siriano Bashar al Assad intervistato dal Sunday Times definisce “illegale” l’intervento del Regno Unito in Siria contro l’Isis. Servirà solo a diffondere il “cancro” del terrorismo. I colloqui sul futuro del paese riprenderanno a New York il prossimo 18 dicembre. Lo ha annunciato il segretario di Stato Usa John Kerry. Al tavolo tra i membri dell’International Syria Support Group (ISSG) anche Russia, Iran, Turchia, Arabia Saudita.
Iran. Sulla Siria l’Iran ribadisce che il futuro di Bashar al-Assad potrà essere deciso soltanto dal popolo siriano e nessuno fuori dalla Siria può decidere al suo posto. È l’ayatollah Ali Akbar Velayati, uno dei principali consiglieri della Guida suprema della repubblica islamica, Ali Khamenei, a sottolineare come tale condizione rappresenti “una linea rossa” per l’Iran nei negoziati sulla transizione politica.
Regno Unito. Scotland Yard definisce “un atto di terrorismo” l’attacco alla metro di Londra, dove sabato 5 dicembre un giovane nero ha tentato di sgozzare un uomo inveendo contro l’intervento militare in Siria. Intervento che è continuato: sono 8 infatti i raid condotti tra venerdì e sabato contro le postazioni del sedicente Stato Islamico. Si tratta del secondo round di attacchi nel paese, il primo condotto dai caccia Typhoon arrivati giovedì alla base cipriota di Akrotiri. Altri raid erano stati effettuati dai Tornado che hanno colpito i giacimenti petrioliferi di Omar, nell’est del Paese.
Usa. La minaccia terroristica incombe sull’ America e Obama annulla l’appuntamento di domenica sera al Kennedy Center e sceglie di parlare alla nazione dallo studio ovale: prima volta in 5 anni, da quando, nel 2010, annunciò la fine delle operazioni di combattimento americane in Iraq.  Il presidente ribadirà con forza che il terrorismo sarà sconfitto e spiegherà con quali misure si conta di mantenere la sicurezza degli americani.
Iraq. Il governo iracheno chiede il ritiro delle truppe turche entrate nel suo territorio nella zona di Mosul, la roccaforte dell’Isis nel nord del paese. Le truppe di Ankara sono giunte con almeno 20 carri armati per una missione che il premier Davutoglu ha definito “di routine per addestrare” i combattenti locali contro il Califfato e “proteggere la zona”.

La campagna Isis in Europa

Isis. La campagna di terrore dello Stato Islamico in Europa. Da gennaio 2014 a dicembre 2015 l’organizzazione ha ispirato, condotto o finanziato tentativi e attacchi in vari paesi: Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Spagna, Kosovo e Turchia. L’obiettivo. punire i Paesi che colpiscono le postazioni dell’Isis in Siria e Iraq.
Yemen. L’Isis ha rivendicato l’attacco che ha ucciso il governatore di Aden, nello Yemen, Gaafar Mohamed Saad e sei guardie del corpo. Il governatore si trovava a bordo di un’auto accompagnato dalla sua scorta nella zona di Rimbaud della città portuale. Nei mesi scorsi le forze pro-governative appoggiate dalla coalizione a guida saudita hanno cacciato i ribelli Houthi sciiti da Aden.
Nato. In Siria “nessuno sostiene che i bombardamenti aerei risolveranno il problema, ma è importante usare gli attacchi aerei per fermare l’avanzata dell’Is. Dopodiché all’intervento militare e al blocco dei flussi finanziari va affiancata l’attività politica” ha detto il segretario generale della Nato Stoltenberg. “L’ obiettivo della coalizione e della Nato è di rafforzare le risorse militari locali. Non è facile ma è l’unica alternativa”.

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