L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 dicembre 2015

Siria&Parigi, la Rivoluzione a Pagamento è rappresentativa solo di interessi dell'Arabia Saudita, Turchia, Qatar e a una tantum degli Stati Uniti

Arabia Saudita, Riad: al via la conferenza delle opposizioni siriane "moderate"

Prime Minister of the interim government of Syria Ghassan Hitto (2R), head of the Syrian opposition delegation, Ahmed Moaz al-Khatib (L), and Syrian National Council (SNC) President George Sabra (R) stand with a Qatari official (2L) as they attend the inauguration of the first Syrian interim government embassy to open in Qatar, in the capital Doha on March 27, 2013. AFP PHOTO/KARIM SAHIB        (Photo credit should read KARIM SAHIB/AFP/Getty Images)

In vista della ripresa dei negoziati di Vienna a gennaio, oggi a Riad, capitale dell'Arabia Saudita, parte la conferenza delle opposizioni siriane in patria e in esilio. I colloqui andranno avanti fino a giovedì, e gli Stati Uniti sperano che l'incontro sia propedeutico ad un accordo tra le parti, imprescindibile per delineare un nuovo equilibrio di potere a Damasco.
E' la prima volta, dall'inizio del conflitto del 2011, che l'opposizione politica e le fazioni armate, che si oppongono al governo di Bashar al-Assad, si incontrano. Al vertice prendono parte 15 gruppi combattenti e un centinaio di rappresentanti della miriade di forze contrarie al regime alawita. I vari partecipanti partono da posizioni distanti, tuttavia, dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre e l'ondata di rifugiati che è arrivata in Europa, i paesi occidentali hanno intensificato i loro sforzi diplomatici per trovare una soluzione al conflitto siriano, che ha già provocato 250mila morti.

A Vienna, lo scorso 15 novembre, per venire incontro alle posizioni di Iran e Russia, si è concordato sul fatto che non è condizione preliminare per l'avvio del negoziato l'immediata uscita di scena di Assad. Le opposizioni, però, con il sostegno dell'Arabia Saudita, non sono per nulla persuase da tale opzione. E per questo motivo l'incontro odierno rischia di non avere l'efficacia che si attendono gli osservatori internazionali.
A tale riguardo, segnaliamo che Ahmed Ramadanm del Consiglio Nazionale Siriano (Snc), ha messo subito le cose in chiaro "Non possiamo essere d'accordo a negoziare prima che venga fissata una data per l'uscita di scena Assad". Ed ovviamente questo tipo di atteggiamento complica non poco le cose.
Per decidere del post-Assad, oggi a Riad ovviamente non ci sono l'Isis e nemmeno al Nusra (costola di Al Qaida in Siria). Ma, come sottolinea El Pais, non è ancora chiaro se saranno presenti gruppi salafiti quali Jaish al Islam e Ahrar al-Sham,, che godono del sostegno delle monarchie del Golfo e della Turchia. Gruppi, questi, che è molto difficile collocare sotto l'etichetta "opposizione moderata".
Tuttavia, il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha ribadito che in vista della conferenza della coalizione anti-Isis, che avrà luogo a Roma a gennaio, l'Arabia Saudita svolge un ruolo fondamentale. Lo ha detto ieri in conferenza stampa congiunta con l'inviato speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura.
"Ci aspettiamo molto dagli incontri di Riad dei prossimi giorni saranno una base fondamentale per avviare i negoziati con il governo a cui è legato il cessate il fuoco che è un obiettivo straordinario da raggiungere", ha dichiarato il titolare del dicastero della Farnesina. Ed ha aggiunto De Mistura: "L'Arabia Saudita si è offerta di fare questo lavoro difficile: mettere insieme una massa critica e più rappresentativa possibile dell'opposizione siriana che includa non soltanto chi è in esilio ma anche chi combatte".
Secondo quanto riportato dalla stampa saudita, sono già arrivati a Riad George Sabra, presidente del Consiglio nazionale siriano, e Samir al Nashshar, dell'Alleanza nazionale siriana, Luay Hussein, co-fondatore e presidente di Costruire lo Stato siriano. Arriveranno membri dell'Esercito Libero Siriano e del Comitato di Coordinamento Nazionale, con sede a Damasco e tollerato da Assad.
Non sono stati invitati i gruppi curdi, che sono impegnati militarmente nord-est della Siria. Pare che la Turchia si sia opposta alla loro presenza a Riad. Per questo motivo, questi gruppi hanno deciso di organizzare una conferenza parallela nella città siriana di Hasakeh, sotto il loro controllo.

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