L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 dicembre 2015

Siria&Parigi, ma che porcheria è se le nostre informazioni provengono da una fonte inquinata dai soldi della Consorteria Guerrafondaia Statunitense

Il bluff delle Ong sulla Siria: civili morti per screditare Putin

Per i principali giornali occidentali alcune bombe sono più intelligenti di altre. Così l'industria del piagnisteo gerarchizza la sofferenza umana per interessi geopolitici







La guerra interstatuale e circoscritta, ovvero fra due eserciti regolari, ha lasciato il posto a quella non convenzionale - descritta magistralmente dal politologo tedesco Carl Schmitt in Teoria del partigiano - articolata sul terrorismo o sulla guerriglia. Gli scontri bellici senza morti non sono mai esistiti, eppure l’irregolarità delle forze in campo ha ristrutturato il bilancio dei morti: a pagare con la vita sono anche i civili, non solo i militari.
Lo vediamo oggi in Siria. Dall’inizio della guerra, o meglio della lotta armata che vede coinvolti l’esercito regolare, un gruppo terroristico non perfettamente definito, e i raid delle potenze straniere, se ne contano centinaia di migliaia. È difficile conoscere la cifra esatta perché le notizie che arrivano in Occidente sono parziali e non certificate. Pensiamo soltanto al fatto che gli analisti, i giornalisti, le agenzie di stampa, le Nazioni Unite, le organizzazioni non governative di difesa dei diritti umani si affidano ad un unico canale: l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Ondus). Un organo di informazione fondato nel 2006 da Rami Abdel Rahman con sede a Coventry, in Inghilterra.
Il problema però non è la veridicità sul numero di caduti ma la loro gerarchizzazione. Per alcuni massmedia alcuni valgono più di altri. Insomma ci sono bombe più intelligenti e bombe meno intelligenti. Recentemente questa doppia morale si è verificata in occasione dei rispettivi bombardamenti russi e francesi. Da quando il Cremlino ha lanciato l’offensiva militare in sostegno del governo siriano di Bashar Al Assad non c’è giorno che l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani e i suoi satelliti come la Rete Siriana per i Diritti Umani non smettono di denunciare le incursioni contro i civili ad Aleppo, Damasco, Idlib, Latakia, Hama, Raqqa, Homs e le province di Deir Az Zor. L’ultima notizia simile risale a domenica mattina. Secondo l’Ondus i bombardamenti avrebbero colpito un mercato di Ariha, cittadina nel nord della Siria controllata dai qaedisti di Jabhat al Nusra, uccidendo 44 civili. Senza nessun accertamento il fatto è stato ripreso e rilanciato da tutti i quotidiani occidentali proprio per discreditare le operazioni militari russe in Siria.
Diverso trattamento mediatico lo hanno avuto i raid francesi su Raqqa, capitale dello Stato Islamico, che dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre, trascinati dall’emotività e lo spirito di vendetta, si sono moltiplicati rispetto ai mesi scorsi. Degli obiettivi colpiti, a parte il comunicato dell’Eliseo che parla di centri di addestramento e depositi di munizioni, si sa poco o nulla. Le organizzazioni non governative siriane, megafono della rivolta contro Assad, non sono insorte come accade regolarmente quando l’aviazione russa esegue le sue operazioni. Nelle guerre non convenzionali, dove nessuno è senza peccato, si aggiunge così un altro elemento: la gerarchizzazione della sofferenza umana dettata dall’industria del piagnisteo.

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