L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 dicembre 2015

Siria&Parigi, solo i siriani possono decidere del futuro del loro paese e nè gli Stati Uniti nè la Gran Bretagna e la Francia hanno il diritto di decidere chi devono scegliere i siriani

Guerra al Califfato: un punto di vista iraniano
di Redazione
7 dicembre 2015, pubblicato in Commenti
di Luciana Borsatti – ANSA
“La Gran Bretagna non ha la capacità militare di cambiare la situazione in Siria e Iraq: i suoi raid non faranno altro che aumentare la rabbia del popolo siriano per il mancato rispetto della sua sovranità e della legge internazionale”. A parlare con l’ANSA  è Seyed Mohammad Marandi, (nella foto sotto) preside della Facoltà di Studi internazionali dell’Università di Teheran.
Secondo il quale inoltre il premier britannico David Cameron “è disonesto nel dire che ci sono 70mila ribelli armati ‘moderati’ in Siria”, con cui sarebbe a suo avviso possibile allearsi (l’Iran non distingue tra ribelli armati ‘moderati’ ed estremisti, ndr.).”Le radici del problema per l’Europa stanno nello stretto rapporto tra Londra e Parigi da una parte, e le dittature delle petromonarchie del Golfo Persico dall’altra. Vendono armi per decine di miliardi di dollari a questi regimi, anche se queste vengono usate in Yemen o in Siria, per uccidere gente innocente”.
Regimi che, prosegue, “hanno tanta influenza che i media e le cosiddette organizzazioni dei diritti umani occidentali sono rimaste per lo più in silenzio su questo. Per non parlare della occupazione saudita in Bahrain e dei diritti delle donne” saudite.
Le ultime accelerazioni sulla lotta all’Isis in Europa non fanno cambiare il giudizio dell’analista iraniano sui governi ora impegnati nei raid sulla Siria. “Anche se stanno improvvisamente mostrando un interesse nella lotta all’Isis -osserva – vogliono continuare ad usare questi gruppi estremisti per fare pressione sul governo siriano”. Per Marandi, invece, “se davvero gli Usa vogliono svolgere un ruolo costruttivo nella crisi siriana, devono smettere di sostenere i gruppi estremisti wahabiti in Siria, direttamente o indirettamente, e fare pressione su Turchia, Qatar e Arabia Saudita a fare lo stesso”.
E ancora, “devono anche spingere i regimi saudita, emiratino e qatariota e smettere di diffondere l’ideologia wahabita, la stessa di Talebani, Al Qaeda, Isis, Boko Haram e Ahrar al Sham”.
Nessuna possibilità dunque che l’Iran aderisca alla Coalizione occidentale contro l’Isis, perchè “gli Usa e i suoi alleati non sono sinceri nella lotta al terrorismo. Per esempio, la Usa Air Force stava osservando da un anno il massiccio traffico di petrolio tra la Turchia e l’Isis, e non ha fatto niente per fermarlo”.
L’Iran da parte sua, prosegue, “continuerà’ a sostenere il presidente  Assad”, perchè “solo i siriani possono decidere il futuro del loro Paese” e, “se vi saranno elezioni, gli Usa non hanno alcun diritto di decidere chi debbano scegliere i siriani”. Secondo Marandi, inoltre, “non c’è stato alcun accordo tra Putin e Hollande per bombardare solo l’Isis” e non i cosiddetti terroristi moderati. “Al momento – sottolinea – i russi colpiscono tuti gli estremisti in Siria”.
In realtà, ribadisce, Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno tutti sostenuto l’Isis, fin dall’inizio degli eventi in Siria. All’epoca si chiamava Isi  (Stato Islamico dell’Iraq) e rappresentava al-Qaeda in Iraq.
Hanno anche continuato a sostenere i wahabiti estremisti come il fronte qaedista Nusra, inizialmente creato dall’Isi per rovesciare il governo siriano. Gli Usa e i loro alleati lo hanno sempre saputo”. Ma “tutti i terroristi, compresi i cosiddetti “moderati”, sono una minaccia per tutti nella regione e in Europa. E’ ora che gli Usa ed i loro alleati smettano di giocare con il fuoco”.
Foto: Iraqi Army e UK MoD

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