L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2015

Sistema Bancario, Boccia è un euroimbecille ma ciò non toglie che è un'aquila all'interno del corrotto Pd

BpVi, Boccia (Pd) legna Bankitalia. I colleghi vicentini?


Il parlamentare a Radio24 non le manda a dire. Mentre i piddini berici restano in un indecoroso silenzio

14/06/2013 Milano,  Giornate Tricolore festa di Fratelli d'Italia

nella foto Francesco Boccia Pd

Sul problema banche i deputati del Pd hanno perso la voce. Qualcosa ha detto la Puppato a Treviso, ma lei sulla coscienza ha la cittadinanza onoraria concessa a Consoli quando era sindaca di Montebelluna, e soprattutto le parole usate per giustificare tale concessione. Non poteva starsene zitta. I vicentini, invece, tutti muti. Pare che il problema non li tocchi e non li riguardi. Anche Federico Ginato che, lodato e apprezzato da Zonin, si indaffarò a suo tempo per modificare il decreto Renzi sulle banche popolari, è entrato in silenzio stampa. Chissà cosa temono o cosa sperano questi nostri rappresentanti.
Il loro silenzio e il loro disinteresse risaltano ancor di più dopo che abbiamo sentito le dichiarazioni del loro collega Francesco Boccia, anche lui del Pd, intervistato da Alessandro Milan e Oscar Giannino durante la trasmissione di “24 mattino – Attenti a noi due” di ieri 9 dicembre 2015, facilmente ascoltabile in streaming nel sito di Radio 24. Altro che silenzio stampa! Boccia, con eloquio pacato e senza infervorarsi, ha assestato legnate tremende nei confronti di Bankitalia: devono essere ascoltate. I guai delle banche italiane, a suo parere, derivano dal mancato controllo di quelli che avevano il compito di far rispettare le regole di mercato. In primis Banca d’Italia.
Per fare un esempio illuminante Boccia cita proprio la BpVi. Testualmente (al minuto 10 e 24 secondi della trasmissione, per chi volesse andare a colpo sicuro): «L’anno scorso la Banca Popolare di Vicenza ha fatto un aumento di capitale pari a due volte il capitale netto. L’ha autorizzata lei, Milan, l’ho autorizzata io, o magari Oscar Giannino?». Domanda perfidamente retorica. Chi, se non Banca d’Italia?
E continua, il Boccia: per anni le banche, in assenza di controlli puntuali, hanno nascosto la polvere sotto il tappeto, finché è arrivato qualcuno che ha alzato il tappeto. Fare i rigoristi ora, dopo che per anni non si è stati rigorosi, non ha molto senso. In Italia circolano obbligazioni subordinate per un valore di 60 miliardi di euro. Sperare di garantirle è impossibile, ma qualcosa va fatto per i piccoli risparmiatori che hanno investito tutto il loro capitale. Cominciando dalle quattro banche del Centro Italia che il governo ha appena salvato dal fallimento. Sono solo le prime quattro, annuncia sinistramente Boccia.
Ai nostri parlamentari dalla bocca cucita chiediamo: sono d’accordo con il loro collega e compagno di partito? Cosa hanno intenzione di fare per sanzionare il comportamento della banca centrale? Cosa possono aspettarsi i piccoli azionisti della BpVi, che sono stati indotti proprio dall’avallo di Bankitalia a sottoscrivere nel 2013 e nel 2014 l’aumento di capitale a un valore dell’azione del tutto fuori da una corretta valutazione? E quanto è diversa la posizione degli azionisti e dei possessori di obbligazioni subordinate di Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Carichieti, rispetto a quella degli azionisti di BpVi e Veneto Banca? Ecco, crediamo che se i nostri parlamentari si esprimessero. Non farebbero altro che il loro dovere.

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