L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 dicembre 2015

Sistema Bancario, la Banca d'Italia ha responsabilità precise, la consorteria familiare del corrotto Pd ha fatto trarre vantaggi, con il decreto, con acquisti e vendite d'azioni agli amici degli amici

La banca d’Italia ed i roditori rossi

Perché Maria Elena fa il ministro

16 Dicembre

2015
Ignazio Visco è il presidente della Banca d’Italia. Salvatore Rossi è il suo direttore generale. Hanno sette mila dipendenti al loro servizio. Un comune cittadino si domanda ora quale sia il compito di questi signori, lautamente retribuiti da tutti noi. E scopre con amarezza che la loro funzione non sembra quella di controllare gli enti bancari disonesti che imperversano nel paese e soprattutto nelle regioni rosse.
In considerazione del fatto che gran parte delle funzioni, esercitate in passato dalla Banca d’Italia, sono state ora assorbite da discussi euroburocrati, sarebbe bene che il Visco, trattato come un guru dell’economia dai nostri mass media, smettesse di comportarsi come le tre scimmie e si decidesse a dare qualche spiegazione.
Si è fatto vivo nei giorni scorsi solo il direttore generale Salvatore Rossi, che con fare serafico ha attribuito la responsabilità degli attuali dissesti bancari all’UE, alla CONSOB ed al governo.
Poiché a suo dire la Banca d’Italia non può essere chiamata in causa, il cittadino italiano può essere autorizzato a pensare che l’armata dei settemila dipendenti abbia il compito di coordinare i rapporti con chi governa e di soffocare nel modo più rapido, i periodici  scandali che si manifestano nel sistema bancario del nostro paese.
Ma anche in questo caso settemila persone paiono veramente troppe.
Il recente comportamento truffaldino di Banca Etruria ha messo in chiara luce i rapporti che corrono tra questo ente amministrato dalla famiglia Boschi ed le aziende della famiglia Renzi. E chiariscono le ragioni, fino ad ora solo supposte, che hanno indotto il premier a prelevare da un piccolo borgo toscano Maria Elena Boschi, laureata di fresco, ed a farla ministra.
Ora il Renzi sostiene che nel salvare le quattro banche in odore di fallimento, ha impedito perdite di posti di lavoro e che pertanto il sacrificio dei risparmi di chi è stato indotto a sottoscrivere obbligazioni venefiche va messo in conto.
Ma l’uomo degli zero virgola non dice che quei posti di lavoro salvati in banca Etruria, sono soprattutto quelli dei parenti e degli amici della giovane ministra e che nella stessa direzione va il mantenimento degli ingenti emolumenti concessi agli amministratori che hanno portato al fallimento di quelle banche.
Con lo scopo, fino ad ora celato, di preservare i ricchi e lucrosi rapporti commerciali tra la banca dell’Etruria e le aziende di babbo Renzi.
Un vero e proprio grande conflitto  di interessi privati in atti di ufficio, che Ignazio Visco ed il suo grande seguito di ispettori non potevano avere ignorato.
In un recente passato il regalo di un orologio Rolex al figlio di un ministro in carica era stato sufficiente a Matteo Renzi, che vantava ogni giorno la superiore  moralità berlingueriana del suo apparato, a costringere il ministro alle dimissioni.
Non si comprende pertanto, in base a quale scriteriata logica da marchese del Grillo (io sono io e voi siete un cazzo…), l’uomo dello zero virgola abbia la pretesa di continuare ad imporre al popolo italiano la presenza al governo di una ragazza toscana che, come lui, nessuno ha eletto.
E che è stata chiamata a governare per nessuna altra ragione che quella di preservare discutibili rapporti di interesse tra due famiglie della Toscana rossa.

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