L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 dicembre 2015

Sistema Bancario, le banche italiane hanno in pancia, 200 miliardi di buchi MA pare che solo la Deutsche Bank ne abbia 54.700 miliardi



BLOOMBERG LANCIA L'ALLARME ''BANCHE ITALIANE'': ''HANNO IN PANCIA 200 MILIARDI DI CREDITI MARCI. E' TERRORIZZANTE'' (ADDIO)

venerdì 11 dicembre 2015
NEW YORK - Il monte dei crediti deteriorati detenuti dalle banche italiane e' calato a ottobre di un miliardo di euro, dopo essere cresciuto ininterrottamente per tre anni nel corso della crisi economica che ha attanagliato il paese, ma questa non è affatto una buona notizia.
Si tratta solo di un maquillage contabile che non deve trarre in inganno.
Il calo, infatti, è dovuto alla cessione di portafogli di crediti "marci" da parte dei creditori, e cioè del sistema bancario nazionale, piu' che a una vera e propria svolta del settore. Che non c'è e non è prevista.
Ad oggi le sofferenze ammontano a circa 200 miliardi di euro (199 miliardi stando agli ultimi dati di Bankitalia), e rappresentano circa il 18 per cento del credito corporate complessivo emesso dalle banche italiane. Una cifra in assoluto gigantesca e agghiacciante dal punto di vista del rapporto percentuale col credito concesso al mercato dalle banche italiane.
Mark Gilbert, giornalista economico di lungo corso, affronta il tema delle sofferenze bancarie italiane con un editoriale di rilievo su "Bloomberg", editoriale che rappresenta il parere della testata, come tale giudizio condiviso dall'editore.
"L'Italia - scrive Gilbert - si e' trascinata faticosamente fuori dalla recessione e nel terzo trimestre di quest'anno ha conseguito una crescita del pil dello 0,8 per cento, ma si tratta comunque di un tasso di crescita dimezzato rispetto a quello dell'eurozona nel suo complesso".
"Se il governo italiano non trovera' una cura efficace per le sofferenze bancarie - prosegue Gilbert - che agiscono da palla al piede alla cinghia di trasmissione del credito l'economia del Belpaese continuera' a far peggio di quelle dei suoi vicini".
"Il monte dei crediti bancari italiani in sofferenza - si legge - e' ancor piu' terrorizzante quando lo si guarda in prospettiva all'output economico trimestrale: le sofferenze ammontano a 200 miliardi, grosso modo meta' di quanto l'economia italiana produce nell'arco di tre mesi". Parole che assomigliano a sassate tirate addosso al sistema bancario italiano.
"Il problema - sottolinea poi l'editorialista di Bloomberg -  vero è che non è solo italiano: se le banche dei paesi dell'eurozona sono appesantite dalle sofferenze, i tentativi della Banca centrale europea di stimolare la crescita e i prezzi al consumo tramite il quantitative easing sono inevitabilmente destinati al fallimento". Fallimento che per altro è già realtà, basti pensare che nè la deflazione è stata battuta, nè il valore di cambio dell'euro è disceso a livelli accettabili.
L'articolo di Bloomberg sottolinea, quindi, che la crisi bancaria riguarda tutta l'area dell'euro, ma in Italia il buco nei conti delle banche ha dimensioni spaventose. E non esistono soluzioni praticabili diverse dal bail in. Se le banche italiane non riceveranno capitali freschi per 200 miliardi di euro, questi crediti "marci" che più prima che poi dovranno essere contabilizzati come perdite, e certamente non potrà non accadere nel prossimo anno, causeranno un bail in a catena della maggior parte degli istituti di credito del Paese.
Avendo recepito - ovvero accettato e sottoscritto - le norme sul bail in, le banche italiane di fronte all'obbligo di coprire perdite col proprio capitale, si troveranno nella condizione di non poterci riuscire per mancanza di fondi. Non è vero, infatti, che le banche italiane abbiano accantonato 200 miliardi di euro per far fronte a questa tremenda emergenza. Al massimo, gli accantonamenti possono coprire il 20%. La differenza dovrà essere messa dal "mercato" oppure andando a prenderla - appunto - col bail in nelle tasche dei correntisti.
Redazione Milano

BLOOMBERG LANCIA L'ALLARME ''BANCHE ITALIANE'': ''HANNO IN PANCIA 200 MILIARDI DI CREDITI MARCI. E' TERRORIZZANTE'' (ADDIO) 

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