L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

Sistema Bancario, non si fanno guadagni di 600 milioni in qualche giorno in borsa se non hai informazioni precise e circostanziate

Ecco cosa ha fatto (forse) De Benedetti su Banca Etruria e banche popolari

Ecco cosa ha fatto (forse) De Benedetti su Banca Etruria e banche popolari
Il corsivo di Giuseppe Turani, per anni firma di economia e finanza del quotidiano la Repubblica, sulle ultime vicende giudiziarie svelate dal quotidiano il Giornale da un articolo di Nicola Porro. Turani dice che a volte l'Ing. le spara un po' grosse...
Non ho accesso ad alcun faldone riservato e meno che mai a intercettazioni riservate. In una parola: non so niente. Però sono convinto che questa storia di De Benedetti e delle Popolari (su cui avrebbe fatto una maxi speculazione con un guadagno di 600 mila euro) alla fine si risolverà in una bolla di sapone. Per varie ragioni:
Primo. L’Ingegnere ha sempre avuto l’abitudine di comprare e vendere forte in Borsa, qualsiasi cosa. Lo fa da quando aveva vent’anni ed era a militare. Non ha mai smesso. È la sua vera passione. E ha sempre mosso cifre importanti (se lo poteva permettere). L’attività è perfettamente legale: lo può fare chiunque. Ai tempi del “panino e listino” nell’intervallo della colazione c’erano file di impiegati e pensionati che tentavano la loro fortuna in Borsa. Fin qui, quindi, siamo nell’assoluta norma. L’Ingegnere, inoltre, conosce quasi tutti i grandi operatori delle Borse e questo certamente gli agevola il gioco.
Secondo. Ma, si dice, questa volta ha avuto informazioni riservate sui provvedimenti legislativi sulle Popolari. Lo avrebbe detto lui stesso ai suoi operatori di Borsa (ecco le intercettazioni). Ma anche questa non è una sorpresa. L’Ingegnere è un grande millantatore. Tipo, al ritorno dall’America: “Ho parlato con Clinton, che mi ha detto…”, quando magari era andato solo a una cena per raccolta fondi insieme a altre cento persone.
Quindi se tutto si riduce a lui che dice ai suoi operatori: fate, sono sicuro, me l’hanno dato fonti importanti, può essere benissimo come le cene con Clinton, cioè aria fritta. Lui ha sempre fonti di prima mano, a volte vere, spesso inventate.
Terzo. Questa volta, però, l’informazione, se c’è stata, era giusta, visto che ha guadagnato la bellezza di 600 milioni. Qui vale, secondo me, la regola che anche un orologio rotto segna l’ora giusta almeno due volte al giorno. L’Ingegnere, a volte ha fatto colpi clamorosi, altre volte ha perso fortune. E’ impossibile fare un conto del dare e dell’avere di tutta questa attività di Borsa. Se si potesse, credo che probabilmente troveremmo un pareggio o un leggero attivo. Infatti ha smosso in borsa (nell’arco di oltre mezzo secolo) cifre impressionanti, ma non è diventato Rockefeller: è un signore molto agiato, ma non è Warren Buffet.
Quarto. In sostanza, se c’è stato insider trading deve saltare fuori una comunicazione fra chi non doveva dire niente e lui. Fino a quando non si trova questa prova, siamo neo campo delle chiacchiere.
Naturalmente posso sbagliarmi.

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