L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 dicembre 2015

Sistema Bancario, questo governo aveva un'incarico quello di mangiarsi i risparmi degli italiani, una delle ultime cose che facevano gola alla speculazione internazionale, sta adempiendo pedissequamente al suo incarico

Imprevisto un voto così massicciamente favorevole al piano vistato dalla Bce: i piccoli hanno scelto l'opzione più "sicura"

assemblea veneto banca dic 2015

Mestizia, rassegnazione, rabbia sopita e qualche speranza. Sono questi i sentimenti che hanno fatto da sottofondo all’assemblea dei soci di Veneto Banca, cominciata stamattina alle nove in punto per decidere sul futuro dell’istituto di Montebelluna. Un’assemblea (alle 15 erano 11.400 i soci votanti; i presenti reali erano 5.500 circa mentre i restanti hanno espresso il voto sotto forma di delega) dominata da un plebiscitario sì alla trasformazione in società per azioni, all’aumento di capitale da un miliardo e all’ingresso in Borsa: qui i numeri.
Il dato rilevante, vista la percentuale altissima di voti favorevoli, é che l’assenso al piano dell’amministratore delegato Cristiano Carrus ha stravinto non soltanto fra i soci che sono espressione della imprenditoria, delle grandi professioni e degli interessi economici consolidati, ma anche fra i cosiddetti piccoli. Poche le eccezioni che hanno denunciato «la cattiva condotta del vecchio cda, le omissioni delle società di revisione e le informazioni scorrette che la rete avrebbe fornito a coloro che nel recente passato hanno investito nella banca». «Il sì era una scelta obbligata, ma ci sentiamo come le vacche prima di entrare al macello», ci ha detto un azionista in preda allo scoramento.
Rispetto all’ultima assemblea, ad aprile scorso, è dunque mancata nel fronte d’opposizione al cda la carica di contestazione che si era registrata in primavera. E non tanto per adesione alle linee guida della banca, ma soprattutto per mancanza di energie, fibra e coordinamento per sostenere la battaglia in sede assembleare. Per i No Spa, insomma, è stata una sconfitta totale.Evidentemente, il no è stato avvertito come un salto nel buio. I no, infatti, si sono fermati ad appena 244, gli astenuti 85. Cifre che al netto delle novità che potrebbero giungere sul fronte giudiziario, vanno lette anche alla luce della prossima assemblea di BpVi in programma il 19 marzo prossimo.
Il paradosso della giornata è che nei volti dei vincitori, dal presidente Pierluigi Bolla a Carrus, al di là della schiacciante vittoria numerica, non si leggeva la soddisfazione che ci si aspetterebbe. Stress di questi giorni e consapevolezza che a comandare, in realtà, è la Bce, possono aver avuto il loro effetto. «Comunque vada ci aspettano mesi durissimi» si è lasciato scappare un alto funzionario della banca mentre prendeva l’uscita.

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