L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2015

Sistema Bancario, un governo pasticcione ed incapace che accumula errori su errori

Perché Ue e governo hanno sbagliato su Banca Etruria e Banca Marche. Parla Sforza Fogliani (Assopopolari)

Perché Ue e governo hanno sbagliato su Banca Etruria e Banca Marche. Parla Sforza Fogliani (Assopopolari)
Conversazione di Formiche.net con Corrado Sforza Fogliani, presidente dell'associazione che riunisce le banche popolari
Commissione europea troppo rigida. Governo troppo debole. Sono i giudizi di Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, sul decreto con cui il decreto ha salvato 4 banche commissariate e sui piani in cantiere dell’esecutivo per rimborsare i risparmiatori, nel giorno in cui Bankitalia ha tenuto in Parlamento un’audizione.
L’INTERROGATIVO SUL FONDO
E se fosse stato meglio ricorrere al Fondo interbancario invece che a quello di risoluzione della Banca d’Italia, per salvare le quattro banche finite a un passo dal crack? E’ la domanda che circola in questi giorni caldi in cui migliaia di azionisti di Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche si disperano per riavere i propri soldi, sacrificati in nome del salvataggio dei quattro istituti, fino al suicidio di un pensionato clienti di Banca Etruria a Civitavecchia.
SBAGLIATO BLOCCARE IL FITD
Come ha a più riprese raccontato Formiche.net, sono troppi i buchi neri nel decreto salva-banche, a cominciare dal discusso no dell’Ue al Fitd, per arrivare al dramma dei 130.000 risparmiatori (azionisti e obbligazionisti subordinati), rimasti con un pugno di mosche in mano e che il governo vorrebbe rimborsare con 100 milioni (il 30% del totale perduto). La domanda è Renzi poteva fare diversamente per salvare le banche? “Certo che sì, se fosse intervenuto il Fondo interbancario molte di queste situazioni che si sono venute a creare si sarebbero evitate”, spiega in tono perentorio Sforza Fogliani. “Se si fosse lasciato agire il Fitd il problema delle obbligazioni subordinate non si sarebbe posto perché era prevista l’acquisizione di partecipazioni totalitarie nelle banche interessate alla messa in sicurezza”. Ma soprattutto, è il messaggio di Sforza Fogliani, “non ci sarebbe stato l’azzeramento delle azioni”, invece è scattato con il piano B, ovvero il decreto, sulla base della direttiva Brrd, e che per l’appunto prevede l’azzeramento del capitale.
IL GOVERNO E’ STATO DEBOLE E FLEBILE CON L’UE
Il presidente dell’associazione delle banche popolari punta poi il dito contro l’atteggiamento troppo remissivo del governo nei confronti dell’Ue. Secondo Sforza Fogliani, quando la bocciatura di Bruxelles verso il Fitd era nell’aria, Renzi avrebbe dovuto pretendere una “motivazione scritta e ufficiale”. E invece “il governo è stato debole con l’Ue, non pretendendo una risposta scritta, che potesse motivare il no al piano. E ha approvato il decreto di salvataggio, facendo entrare in gioco il Fondo di risoluzione, che ha le sue regole, diverse da quelle del Fondo interbancario”
LE BANCHE ERANO PRONTE A INTERVENIRE CON IL FITD
C’è un certo rammarico nelle parole di Sforza Fogliani, che vede nello stop al salvataggio targato Fitd un’occasione perduta: “Le banche italiane erano pronte a finanziare la messa in sicurezza delle quattro banche. Non glielo hanno lasciato fare, e nessuno si è interessato perché lo potessero fare”. Il presidente dell’associazione che riunisce e rappresenta le banche popolari sottolinea come se si fosse permesso al Fondo interbancario di intervenire, si sarebbe evitata anche la necessità di studiare un piano per rimborsare gli azionisti, chiedendo altri soldi alle banche oltre a quelli già stanziati per il salvtaggio degli istituti. “Ora si pretende che le banche si facciano carico di un problema da altri creato. Ma la via di gravare sempre più, con nuovi oneri, sugli istituti che non hanno problemi, è scorretta e sbagliata”. Sforza Fogliani ricorda come “ad oggi hanno solo pagato le banche, mettendoci 4 miliardi di euro per il salvataggio, mentre lo Stato non ci ha messo ancora un euro, almeno finché non passano gli emendamenti per la costituzione del fondo per i risparmiatori“.
IL DOSSIER BOND SUBORDINATI
Il presidente di Assopopolari torna poi alla questione delle obbligazioni subordinate: “Con la soluzione che le banche avevano promosso, il problema delle obbligazioni subordinate (obbligazioni – per intenderci – a rendimento superiore all’ordinario) non si sarebbe posto perché era prevista l’acquisizione di partecipazioni totalitarie nelle banche interessate alla messa in sicurezza”. Ora, critica Sforza Fogliani – “si pretende che le banche (che tutte – già – hanno messo a disposizione i mezzi necessari per raggiungere l’obiettivo relativo alle 4 banche) si facciano carico di un problema da altri creato. Ma la via di gravare sempre più, con nuovi oneri, sulle banche che non hanno problemi, non è una via né corretta, né giusta. E’ una via che può solo creare altri problemi. E chi ha la vista lunga, non può pretenderlo”.

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