L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 gennaio 2016

2016 crisi economica, il petrolio impedirà alla Fed di aumentare i tassi d'interessi, decisione ideologica e non economica

Allarme di Roubini: default a catena in arrivo

18 gennaio 2016, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – Una serie di default societari a catena: è l’effetto che avrà l’ennesimo crollo dei prezzi del petrolio secondo l’ex consulente economico della Casa Bianca Nouriel Roubini. Il professore della NYU ha messo in guardia dai tanti pericoli rappresentati dalla nuova crisi delle materie prime e dal possibile scoppio di una crisi dei bond societari nel settore Energia.
Le società che rischiano maggiormente sono quelle americane attive nel business del gas di scisto, il settore che più viene penalizzato in un contesto di indebolimento dei prezzi energetici. Un fenomeno come quello dei default aziendali a catena creerebbe un paradosso, secondo l’economista che ha previsto la crisi del 2008.
Proprio in un momento in cui il calo dei costi energetici offre sollievo ai consumatori, una serie di fallimenti aziendali getterebbe in strada un numero nutrito di americani, i quali perdendo impiego e dunque sicurezza economica e introiti mensili non parteciperebbero più alle spese al consumo. E in un’economia come quella statunitense che dipende per i tre quarti dai consumi non è per niente una buona notizia.
L’eliminazione delle sanzioni economiche contro l’Iran, ufficializzata a Vienna, permetterà a Teheran, un tempo paese presente nella black list degli Stati Uniti, di tornare a fare affari con Europa e resto del mondo occidentale. Significa che il mercato verrà inondato da fiumi di barili (la produzione iraniana già al momento supera il milione e mezzo di barili al giorno).
È una buona notizia per la Germania e l’Italia, i due principali partner commerciali dell’Iran prima che le sanzioni venissero imposte. Ma per le aziende petrolifere la fine delle punizioni occidentali significa anche che il prezzo del greggio è destinato a calare ancora.
Sui mercati oggi i future sul petrolio Wti perdono altri due punti percentuali attestandosi in area 28 dollari al barile. Nelle scorse settimane diverse multinazionali del settore energetico, tra cui l’italiana Eni, hanno avvisato che il livello break-even sotto il quale non fanno più soldi con i loro affari è di 35 dollari al barile.

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