L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 gennaio 2016

2016 crisi economica, l'economia al servizio del profitto non va bene solo i ricchi continuano a guadagnare

L’economia globale cresce meno delle stime ufficiali?

L'economia globale cresce meno delle stime ufficiali?
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Dall’analisi di un importante indicatore, probabilmente sconosciuto a molti, emerge che l’economia globale fa molta più fatica a ripartire di quanto stimato finora.

Un altro indicatore, dopo quello sul numero di trasporto merci in USA su ferrovia, sembra che stia dando segnali di una possibile ventata di crisi. Nonostante ci siano timidi segnali di ripresa in alcune aree mondiali, ci sono indicatori per lo più sconosciuti che possono aiutare a prevedere l’arrivo di una crisi.

Nel caso specifico si parlerà del Baltic Dry Index (BDI), un indicatore che misura i costi di trasporto delle gigantesche navi cargo atte al trasporto di materie prime quali materiali ferrosi, carbone e grano. Come si vedrà, questo indice è proxy dell’andamento dell’economia attuali ed i valori sui cui attualmente poggia sono molto inquietanti.

Si era già visto in precedenza come particolari indicatori, spesso sconosciuti, abbiano previsto l’arrivo di crisi più o meno pesanti nel corso della Storia. Nell’ultimo articolo in merito, si era analizzato l’indicatore che misura il numero di trasporto merci su ferrovia negli USA, il quale storicamente ha sempre predetto l’arrivo di una recessione dell’economia americana.

Questa volta invece verrà preso in analisi il Baltic Dry Index, un indicatore che misura l’andamento dei costi di trasporto marittimi delle principali materie prime. Attualmente tale indice si trova ad un livello di 369 che è ben al di sotto dei valori presentati nel periodo della Grande Crisi del 2008 e più in generale è sui minimi storici da quando è presente sui mercati finanziari.
Baltic Dry Index: che cos’è?

Il Baltic Dry Index (BDI) è un indicatore nato nel Gennaio 1985. Questo particolare indicatore tiene conto dei costi di trasporto marittimi di materie prime liquide (ad esempio: petrolio) e/o sfuse (carbone, materiali ferrosi, grano per fare alcuni esempi).

Data questa particolarità, che sostanzialmente è un proxy della domanda e offerta mondiale di materie prime, questo indice viene tenuto in considerazione per monitorare il livello di salute economica globale.

Il BDI raggiunse il massimo livello storico il 20 Maggio del 2008 quando sfiorò quota 12.000 punti (salvo poi perdere la maggior parte di questi poco più tardi) mentre il minimo storico assoluto è stato toccato proprio oggi a quota 369 punti.
Baltic Dry Index: perché é importante?

Come può tale indicatore essere un parametro di valutazione dell’economia globale? Si pensi che il buona parte delle materie prime si muove su nave ed è per questo che il BDI è così importante. Attraverso questo indice, è possibile vedere i costi di trasporto da un continente all’altro il che misura la domanda e l’offerta globale di materie prime.
BDI: l’offerta non è elastica alla domanda

C’è un problema di fondo del BDI. Siccome si sta parlando di navi cargo immense, la cui costruzione richiede almeno 2-3 anni, l’offerta dei trasporti è anaelastica rispetto alla domanda di materie prime che invece tende a muoversi molto rapidamente. Al momento ci troviamo quindi in un periodo di grande offerta sommata ad un vuoto di domanda.

Si pensi che Vale, la più grande società di estrazione di materiali ferrosi al mondo, ha costruito nel corso degli anni una flotta di 35 navi per il trasporto del prodotto dal Brasile alla Cina.

Come noto, la Cina sta subendo un riassestamento dell’economia, dopo 25 anni di vero boom economico e questo riassestamento sta colpendo duramente le materie prime visto che il Paese asiatico è il primo importatore mondiale.
Il BDI segnala un livello molto debole di crescita globale

Le flotte navali costruite negli ultimi anni sono servite principalmente a fornire la Cina delle materie prime di cui aveva bisogno. Tuttavia il rallentamento economico con conseguente calo delle costruzioni di infrastrutture e della manifattura ha fatto in modo che la domanda di materie prime scendesse mentre le flotte navali, ormai aumentate a dismisura, rimanessero ferme.

Nonostante queste considerazioni, il BDI rimane un indice importante poiché misura lo stato dell’economia mondiale: le materie prime sono la base di diversi settori dell’economia, dall’immobiliare all’edilizia, dall’energia alla manifattura e via discorrendo.

Un drastico calo di questo indice sta sì ad indicare un eccesso di offerta dei trasporti ma anche che c’è un vuoto di domanda lasciato dalla Cina che negli ultimi anni è stata il motore trainante dell’economia globale. Dall’analisi di questo indice possiamo capire che adesso l’economia globale sta attraversando un periodo turbolento poiché nessuno sembra in grado di sostenere il calo della domanda della Cina.

In passato, i mercati emergenti hanno sostenuto i prezzi del petrolio e delle materie prime facendo in modo che si evitasse un crollo dei mercati dovuto alla deflazione e al fallimento delle società del settore. Il BDI ci sta indicando che, nonostante il drastico calo dei prezzi delle materie prime, l’economia globale fatica a ripartire.

Come si può vedere dal grafico, l’attuale valore del BDI è molto lontano dai massimi storici (circa il 95%) e, dopo un breve rialzo post crisi (sostenuto dai Paesi emergenti), il livellio dell’indicatore è andato via via scendendo fino a toccare i minimi storici di oggi.

Conclusioni: il lato positivo dei bassi costi di trasporto

Il lato positivo di tutto questo è che i costi di trasporto marittimi saranno sempre più bassi per cercare di venire incontro alla domanda di materie prime. I già ridotti costi di queste ultime, sommate allo sconto dei costi di trasporto, potrebbe in futuro dare una nuova spinta alla domanda.

Molto ovviamente dipenderà dalle politiche che ogni singolo Stato deciderà di mettere in atto per cercare di stimolare i consumi, vero problema economico di questi anni. Di sicuro una diminuzione del costo delle materie prime potrà aiutare nel breve-medio termine ma, a lungo andare, se non si riuscirà a trovare una soluzione potremmo andare incontro ad una situazione molto critica.

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