L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 gennaio 2016

Banca Etruria, giusto salvare i risparmiatori truffati ma bisogna dividere le banche commerciali da quelle d'investimento e queste possono anche andare all'inferno con il Bail-In

Banca Etruria, M5S chiede un "decreto salvarisparmi"


Alla manifestazione organizzata a Arezzo presenti i vertici del movimento, ma non Grillo. Di Maio e Di Battista: "I controllori non hanno fatto il loro dovere. E Bankitalia torni pubblica"

di Stefano Bartoli

24 gennaio 2016


AREZZO. Arezzo, ore 10. La voce dei potenti altoparlanti montati in piazza San Jacopo si sparge in tutto il centro storico e arriva fino alla sede storica di Banca Etruria in corso Italia, edificio diventato meta, insieme a quelli romani di Montecitorio e della Banca d'Italia, dei tristi pellegrinaggi dei risparmiatori beffati, quelle decine di migliaia di persone che si sono viste azzerare i loro risparmi dal cosiddetto decreto salvabanche di fine novembre.

Stavolta, ad unirsi ai cartelli, agli slogan ed alla rabbia delle vittime, è la voce dei Cinque Stelle, il movimento più "anti" del panorama politico italiano che ha deciso di presentarsi in forze in quella che definisce la città dei grandi traffici, degli intrecci massonici, degli interessi di famiglie potenti come quelle del premier Matteo Renzi e del ministro Maria Elena Boschi. Ed anche se tutti si aspettavano un'apparizione del loro leader Beppe Grillo, il gruppo politico era rappresentato ai massimi livelli: il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il popolarissimo deputato Alessandro Di Battista, Alfonso Bonafede, il consigliere regionale e presidente della commissione d'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena Giacomo Giannarelli.

Banca Etruria: i dubbi di Giannarelli, la rabbia di una risparmiatriceIl presidente 5 Stelle della commissione regionale su Mps vuole chiarezza sulle responsabilità di Regione e politica. Una signora di Vinci si ritiene truffata e non accetta l'arbitrato (Video Stefano Bartoli)

Insomma, a poco più di un mese dallo sbarco in città della Lega Nord e del suo nome più importante, Matteo Salvini, al centro di un sit-in proprio davanti alla banca, la formazione politica che nei sondaggi tallona il Partito democratico mette il suo cappello sulla spinosissima questione delle obbligazioni subordinate e dei risparmi azzerati su cui il governo non è stato ancora in grado di dare una risposta, con almeno 130mila persone (cifra piuttosto ballerina) che trattengono il fiato per sapere se un giorno riavranno mai i propri soldi.

Persone che nella loro protesta hanno obiettivi precisi, Renzi e la Boschi naturalmente, ma anche tutto il meccanismo dei controlli sugli istituiti coinvolti (oltre a Banca Etruria, i risparmi sono stati azzerati anche per chi aveva obbligazioni subordinate della Banca delle Marche, della Cassa di risparmio di Ferrara, della Cassa di risparmio della Provincia di Chieti) e naturalmente la Banca d'Italia.



Gli stessi obiettivi, ma con un'estensione ben più politica, dei Cinque Stelle che, dopo aver portato al microfono una serie di testimonianze, alcune anche molto dolorose dal punto di vista umano, hanno lanciato il loro "manifesto" attraverso i leader Di Maio, Di Battista e Bonafede. "Siamo qui per varie ragioni - ha sottolineato Di Battista interrotto continuamente dagli applausi - a cominciare dal fatto che più alziamo la voce e più abbiamo la possibilità di vedere restituiti i soldi, Non solo, ma chiediamo anche una Banca d'Italia che diventi pubblica ed uno Stato che ci dia dirittti, non che ce le tolga in cambio di bonus".

Concetti ribaditi dal vicepresidente della Camera dei deputati Di Maio, secondo cui il vero nodo sono i controllori che non hanno fatto il loro lavoro e che adesso "è necessario provvedere immediatamente: sono bastati 25 minuti per varare il "salvabanche" a novembre, ne devono bastare solo venti per restituire i soldi a chi li ha persi. Lo devono fare riunendosi stasera stessa". "Ma state tranquilli - ha concluso - andremo al governo di questo Paese e faremo le leggi che servono".

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