L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 gennaio 2016

Banca Etruria, gli impiegati hanno ubbidito agli ordini del consiglio d'amministrazione hanno venduto carta straccia, obbligazioni subordinate, ai risparmiatori

Banche, Matteo Renzi non teme la sfiducia, ma l'avviso di garanzia a papà Boschi a febbraio: "Chi ha sbagliato paghi"
Pubblicato: 26/01/2016 

Alla vigilia del voto del Senato sulla mozione di sfiducia al governo, Matteo Renzi si prepara a gestire un’altra ondata di caos politico sempre legata al decreto ‘salva banche’. Non è il voto di domani che lo preoccupa, infatti. Ma la data dell’8 febbraio quando al tribunale di Arezzo si terrà l’udienza per decidere se dichiarare lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria, sulla base della relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni. Se il tribunale deciderà per l’insolvenza, quasi automaticamente potranno scattare avvisi di garanzia per i vecchi amministratori, tra cui Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme. E' un'eventualità che in queste ore viene data quasi per scontata, nella cerchia del premier. Il quale prepara la controffensiva: “Ognuno è responsabile delle sue azioni: chi ha sbagliato pagherà”, è il mantra con cui il presidente del Consiglio intende difendere tutto il governo, a partire da domani in aula.

I voti dei senatori verdiniani, che hanno già annunciato un altro strappo dalle opposizioni e domani voteranno no alla sfiducia al governo, non preoccupano il premier. Renzi infatti non teme nemmeno le polemiche politiche che sicuramente seguiranno a quello che di fatto è un ingresso dei verdiniani in maggioranza, dopo il voto della settimana scorsa che li ha ‘premiati’ con tre vicepresidenze di commissione a Palazzo Madama. Però è interessato a che il caos banche si chiuda al più presto possibile, mentre all’orizzonte si profila lo scenario contrario.

L’8 febbraio infatti i comportamenti dei vecchi amministratori di Banca Etruria, già sanzionati da Bankitalia, potrebbero acquisire rilievo penale, se il tribunale – come è probabile - dichiarerà insolvente l’istituto toscano. In questo caso, gli atti verranno trasmessi al procuratore di Arezzo Roberto Rossi che potrebbe far scattare gli avvisi di garanzia per bancarotta fraudolenta per l’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi e il gruppo degli amministratori che l’hanno gestita negli ultimi anni, tra cui papà Boschi, appunto, che ha coperto la carica consigliere di amministrazione negli ultimi cinque anni e vicepresidente per otto mesi. E allora si tratterà di vedere le accuse a carico di ognuno in merito al crac di Banca Etruria. E anche su chi ha disposto la vendita delle obbligazioni subordinate diventate carta straccia con il decreto sul salvataggio bancario pensato dal governo a novembre: roba decisa dall’alto della dirigenza o dei dipendenti? Secondo quanto trapelato dalla relazione del commissario liquidatore, la vecchia Banca Etruria ha conti in rosso per un totale di 1,167 miliardi di euro.

E’ chiaro che il mese di febbraio si annuncia di nuovo infuocato dalle polemiche sul caso banche. Renzi proverà a ribattere con la linea già decisa: “Non facciamo sconti a nessuno, chi ha sbagliato pagherà”. E’ vero che Maria Elena Boschi ha scommesso pubblicamente sull’innocenza del padre: “Mio padre è una persona perbene, se sento un senso di colpa è verso di lui”, ha detto il ministro il 10 dicembre scorso, giorno del suicidio del pensionato che ha perso 100 milioni di euro depositati in obbligazioni subordinate di Banca Etruria. “Ma anche lei ha detto ‘chi ha sbagliato, pagherà’”, fanno notare nella cerchia del premier facendo riferimento alle dichiarazioni del ministro del 19 dicembre scorso. Ad ogni modo, per il premier non sarà una passeggiata. Bensì un altro calvario da aggiungere alle partite già aperte, a cominciare da quella con l’Ue che sembra avviata solo a un fischio di inizio venerdì prossimo nel bilaterale con Angela Merkel a Berlino.

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