L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2016

Canone Tv e la riforma che consegna il controllo della Rai direttamente al capo dell'esecutivo

Servizio pubblico e canone tv: non è detto che spettino solo alla Rai

Prima di rinnovare la convenzione tra Stato e Rai bisogna ridefinire il concetto di servizio pubblico: siamo proprio sicuri che nell'era della comunicazione multimediale lo faccia solo la Rai? Ma se a fare servizio pubblico sono tanti soggetti, il canone tv non può essere concentrato solo nell'azienda di Stato e va equamente diviso tra diversi operatori


C'è un lungo indistruttibile filo che tiene unite, da più di trent'anni, le forze politiche di maggioranza e di opposizione nel dibattito che ruota attorno al ruolo della Rai: chi governa di volta in volta cerca di mettere le mani sui vertici dell'azienda e chi sta in minoranza finge di stracciarsi le vesti nella speranza di godere dello stesso meccanismo a parti invertite.

Una sintonia che, come dire, "aiuta": ci si garantisce un po' di controllo e nello stesso tempo si lasciano aperte le porte a quella terra di mezzo (l'indotto) che di passaggio in passaggio ha assunto forme e dimensioni tali da rendere estremamente problematico qualsiasi serio intervento sul servizio pubblico.

E che sia questo il terreno vero dello scontro e della "conquista" lo dimostra un fatto noto a tutti i protagonisti: nella Seconda repubblica nessun partito ha mai vinto le elezioni avendo il controllo della Rai. Governare l'azienda pubblica non garantisce il consenso, ma assicura il controllo di fiumi di denaro destinati alle produzioni ed agli appalti. Questo e'il vero obiettivo della politica al di la' delle finte polemiche, dei finti girotondi, dei propositi alti e solenni. 

Basta ricordare che l'ultimo vero dibattito sul ruolo del servizio pubblico sia avvenuto prima dell'approvazione della legge Mammi', quando la sinistra democristiana, non condividendo le linee guida della riforma, lasciò il Governo. Politicamente un'era geologica fa. Poi più nulla. Nel frattempo il mondo della comunicazione radiotelevisiva e' profondamente cambiato e l'arrivo del web e del digitale hanno mutato la percezione e la fruizione del messaggio. Un mutamento radicale al quale si accompagna, ora, una riforma altrettanto drastica che consegna il controllo sui vertici della Rai direttamente al capo dell'esecutivo.

Il tutto inserito in un contesto che vede scadere la convenzione che fino ad ora ha assegnato alla Rai il compito di assicurare il servizio pubblico. Quale occasione migliore per avviare una riflessione profonda su cosa significhi oggi "servizio pubblico ", a quali criteri debba corrispondere, quali funzioni assicurare. Solo alla fine di una discussione approfondita si potrà procedere al rinnovo della convenzione perché, almeno in via teorica, non si può escludere che nel nuovo mondo editoriale "tutti gli attori" stiano facendo in qualche modo "servizio pubblico", ed in questo caso i proventi di un canone, ormai "blindato" rispetto a qualsiasi ipotesi di evasione, andrebbero spalmati fra tutti i soggetti e non concentrati su di un'unica azienda.

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