L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 gennaio 2016

Davos-Argentina, il Presidente contento di far parte dell'enclave rappresentativa dei pescecani che pensano solo alla loro pancia

Macri: “La mia Argentina a Davos”

Il presidente spiega come vuole rilanciare il Paese sul piano internazionale: investimenti esteri, regole chiare, posti di lavoro e dialogo sui temi caldi come le Falklands

Il presidente dell’Argentina Mauricio Macri

19/01/2016
FILIPPO FIORINI
BUENOS AIRES

A poco più di un mese dall’inizio del suo governo, il presidente argentino spiega in un’intervista a La Stampa, in edicola mercoledì 20 gennaio, come intenda rilanciare il suo Paese sul piano internazionale: investimenti esteri, regole chiare, posti di lavoro e dialogo sui temi caldi come Falklands e il litigio coi creditori americani. Ecco alcuni passaggi. 

Presidente, dopo più dieci anni d’assenza, da domani Lei riporta il suo Paese al Forum Economico di Davos. Si tratta del ritorno dell’Argentina al mondo? 

«Vogliamo avere buone relazioni con tutti e torneremo a giocare un ruolo da protagonisti offrendo affidabilità, regole chiare e chiedendo rispetto per le nostre leggi. Come presidente, sono ossessionato dall’idea di creare lavoro e attirare investimenti». 

Al vertice incontrerà altri capi di Stato e personalità di spicco della classe dirigente mondiale. Come si presenterà dal punto di vista ideologico? 

«Come un uomo che cerca le migliori soluzioni per le persone per cui lavora. Nel XXI secolo continuare a etichettare le cose in termini di ideologia è un anacronismo». 

La disturba che le dicano che è di centrodestra? 

«No, assolutamente. Il politico che più mi ispira però è Nelson Mandela». 

La settimana scorsa ha inviato i propri rappresentanti a New York per riprendere i negoziati sul debito coi creditori americani. Ha dato ordine di migliorare l’offerta, dato che in passato non si è arrivati a nulla? 

«Andiamo con le migliori intenzioni e speriamo di ottenere lo stesso anche dall’altra parte. La nostra idea è quella di risolvere tutti i conflitti che al momento restano aperti». 

Anche la questione delle Falklands rientra tra i temi che vuole affrontare? 

«Il nostro reclamo sull’arcipelago resta vigente, ma voglio aprire una nuova era in termini di relazioni bilaterali. Inizieremo col sederci a un tavolo con Londra e parlare del problema». 

Incontrerà personalmente il primo ministro inglese, David Cameron? 

«Sì, ho già appuntamento con lui giovedì. Resta solo da decidere l’orario». 

E Renzi? 

«Ci siamo conosciuti quando entrambi eravamo sindaci. Lo aspetto presto a Buenos Aires».

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