L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 gennaio 2016

Diego Fusaro, il bamboccione al governo non ha identità

Rohani ‘copre’ le statue in Campidoglio: rispettare la cultura altrui distruggendo la propria?

di Diego Fusaro | 26 gennaio 2016

Se ne sta discutendo assai, da prospettive diverse e con soluzioni interpretative spesso antitetiche. In occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio, sono state coperte da pannelli bianchi su tutti e quattro i lati alcune statue di nudi dei Musei Capitolini. Lo si è fatto – questa la spiegazione – per rispetto verso la cultura islamica, che notoriamente con i nudi ha un rapporto diverso, diciamo così, rispetto a quella occidentale.

Mi sia consentito un telegrafico commento a questa vicenda, che di per sé nemmeno meriterebbe una discussione, essendo in effetti ben altri i problemi di cui occuparsi nel tempo della disoccupazione giovanile al 40 per cento e della distruzione programmata dei diritti sociali in nome della competitività universale elevata a nuovo Vangelo.


La vicenda del presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio è la prova lampante del fatto che la stolidità non ha limiti. La domanda che si pone – l’unica filosoficamente e culturalmente rilevante – è la seguente: per rispettare le altre culture è necessario rinunciare alla propria? Per rispettare l’altro occorre negare, offendere, umiliare e distruggere il proprio?

O non bisogna, invece, riconoscere che il rispetto dell’altro deve necessariamente passare per il riconoscimento del proprio e che, dunque, si possono rispettare le culture e le identità altrui se e solo se si dispone di una propria cultura e di una propria identità?

Diciamolo apertamente, con enfasi e senza tema di smentite: solo chi ha una sua cultura e sue radici può rispettare quelle altrui e dialogare con esse. Dietro il finto rispetto delle culture altruimediante l’occultamento (peraltro non richiesto dall’Iran, dall’Islam e da nessuno) della propria, sta in realtà un processo di desimbolizzazione integrale: attraverso il quale si produce uno spazio neutro e vuoto, senza alto né basso, senza simboli e senza cultura, l’ideale per lo scorrimento illimitato e nichilistico della forma merce e per il proliferare della sottocultura del consumo.
Pubblicità

Il fanatismo economico oggi dilagante non mira al multiculturalismo e al politeismo dei valori e dei simboli: aspira invece al monoculturalismo del consumo e al monoteismo del mercato, ed è per questo che chiede agli islamici di cessare di essere tali (identificando senza riserve l’islam e il terrorismo) e ai cristiani di essere cristiani (aprendosi all’altro e abbandonando “superstizione” e “fanatismi”).

Basti anche solo pensare alle strategie pubblicitarie, che mostrano bambini con colore della pelle diversi e con differenti provenienze, tutti però vestiti con le medesime marche. Il plurale è sussunto sotto il singolare del mercato e dell’economia, del consumo e del valore di scambio. Sparisce la cultura, resta il vuoto nichilistico dell’economia e del mercato, ovviamente salutato ipocritamente come “laicità”, “progresso”, “rispetto delle alterità”.

Quella che voleva essere una forma di rispetto della cultura altrui, si è invece rivelata una doppia volgarissima offesa ai danni della cultura: un’offesa alla nostra cultura, ‘nascosta’ con il falso pretesto ‎del rispetto delle alterità; un’offesa alla cultura degli islamici e all’Iran in quanto tali, pateticamente concepiti come barbari incapaci di intendere e di accettare la cultura occidentale.

Nessun commento:

Posta un commento