L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 gennaio 2016

Expo, il brillante Sala non paga, tutte le regole sono saltate

"Expo ci deve 6 milioni di euro" Gli architetti in causa con Sala

I progettisti di Palazzo Italia in tribunale per le parcelle mai saldate: "Favori e consulenze agli amici del commissario"


Paolo BracaliniDal cardo e decumano di Expo, ai corridoi del Tribunale di Milano. La causa di risarcimento, dopo infinite richieste di incontri, chiarimenti e raccomandate senza risposta al commissario unico di Expo Giuseppe Sala, è stata la scelta inevitabile per il team di architetti e progettisti di Palazzo Italia, la «foresta urbana» di tralicci bianchi divenuta uno dei simboli più riconoscibili di Expo 2015.





Per un anno e mezzo di lavoro extra, denunciano Studio Nemesi, Proger e Bms - vincitori di una gara internazionale su 68 studi partecipanti per realizzare quell'appalto -, Expo non ha mai pagato. In ballo ci sono circa 6 milioni di euro. «Questa situazione ci ha creato enormi problemi - racconta l'architetto Susanna Tradati, partner di Studio Nemesi -, abbiamo dovuto pagare di tasca nostra un team di persone dedicato esclusivamente alla realizzazione delle varianti volute da Expo. Ci è stato chiesto uno sforzo immenso, lavorando in urgenza, con tutte le complicazioni che questo comporta. Con la promessa di regolare poi le attività svolte oltre la scadenza del contratto, promessa non mantenuta da Expo».Il team di architetti ed ingegneri (vincitori di premi internazionali) denunciano di aver lavorato senza contratto, in «una situazione di totale illegalità» dice il capo del progetto, Michele Molè, che chiama in causa il commissario Expo: «Sala ci aveva garantito che avrebbe firmato i nostri contratti in tempo, ma così non è stato. E dopo ripetute lettere di sollecito al commissario ci siamo visti costretti a rivolgerci a uno studio legale».Da parte sua Expo Spa non solo respinge in toto le richieste, ma ha controdenunciato gli architetti di Palazzo Italia chiedendo la cifra monstre di 99 milioni di euro per «il danno dovuto alla necessità di introdurre azioni correttive, puntuali e dettagliate per rendere l'Opera realizzabile», ci spiega con una nota la società guidata dal candidato alle primarie Pd.I progettisti, così, si sentono beffati due volte. Non retribuiti e anzi sotto accusa proprio loro, tra i pochissimi ad aver lavorato ad Expo (e unici al Padiglione Italia) non in affidamento diretto ma dopo un regolare bando di gara. E qui il pensiero corre ad un altro studio che ha lavorato con Expo, senza gara e senza problemi di pagamento (totale ricevuto oltre mezzo milione di euro), quello dell'archistar De Lucchi, lo stesso che ha progettato la villa di Giuseppe Sala a Zoagli per 72mila euro. «Non entro nel merito della vicenda che comporta certamente un evidente conflitto di interesse potenziale, visto l'incrocio di interessi pubblici e privati - spiega l'architetto Tradati, di Studio Nemesi -, mi limito a constatare un trattamento molto diverso tra chi ha una relazione amicale con Sala e professionisti come noi che, non conoscendolo, non siamo stati mai neppure chiamati per incontrarlo, nemmeno abbiamo avuto risposta alle mail, una cosa incredibile. A Expo c'è stata una modalità molto opaca di amministrare la cosa pubblica, professionisti messi all'angolo per gestire consulenze, affidamenti e nomine, anche quelle tecniche, secondo una logica politica». Tutto falso secondo Expo, che contrattacca: «I progettisti non sono stati in grado né di fornire per tempo un livello di progettazione soddisfacente, né di sviluppare tale progetto in modo da renderlo cantierabile. Ciò ha comportato la necessità di intervenire con radicali semplificazioni e correzioni di dettaglio tecnico, finalizzate a rendere realizzabile l'opera nei tempi, con necessità di sostenere ingenti maggiori costi». Ma la lista di imprese e professionisti non ancora pagati per i lavori a Expo potrebbe essere lunga.

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