L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2016

Francesco e la disoccupazione, «Oggi è il tempo del lavoro schiavo, quello senza diritti, e della mancanza di lavoro»

VATICANO

Il Papa: è il tempo del lavoro schiavo e la disoccupazione uccide i giovani

Udienza in una sala Nervi gremita (con altri migliaia in piazza) per i 40 anni del Movimento Cristiano Lavoratori: «In troppi senza diritti, le raccomandazioni? Indegne»

di Ester Palma


«Oggi è il tempo del lavoro schiavo, quello senza diritti, e della mancanza di lavoro». Papa Francesco ha incontrato ieri in una sala Nervi strapiena (tanto che migliaia di persone sono state costrette a seguire l’evento dai maxischermi su piazza San Pietro», gli aderenti al Movimento Cristiano Lavoratori, che compie 40 anni. Francesco, come sua abitudine ha salutato, benedetto e stretto mani. Ma poi non ha usato mezzi termini per parlare delle difficoltà del mondo del lavoro, da sempre uno dei suoi temi preferiti: «La disoccupazione, soprattutto giovanile, in certi Paesi dell’Europa tocca il 50 per cento, E cosa fa un giovane che non lavora? Cade nelle dipendenze, nelle malattie psicologiche, nel suicidio, e non sempre si pubblicano le statistiche dei suicidi giovanili. È il dramma dei nuovi esclusi del nostro tempo, che vengono privati dei loro diritti, mentre la giustizia umana chiede l’accesso al lavoro per tutti. E anche la misericordia divina ci interpella».

«Servono soluzioni rapide e concrete»

E ha aggiunto, fra gli applausi scroscianti: «Di fronte alle persone in difficoltà e a situazioni faticose - penso anche ai giovani per i quali sposarsi o avere figli è un problema, perché non hanno un impiego sufficientemente stabile o la casa - non serve fare prediche; occorre invece trasmettere speranza, confortare con la presenza, sostenere con l’aiuto concreto. Oggi ci sono persone che vorrebbero lavorare, ma non ci riescono, e faticano persino a mangiare. Nel mondo del lavoro - ma in ogni ambiente - è urgente educare a percorrere la strada, luminosa e impegnativa, dell’onestà, fuggendo le scorciatoie dei favoritismi e delle raccomandazioni: sotto c’è la corruzione». Perchè per il Papa le «compravendite morali» sono «indegne dell’uomo» e «vanno respinte», altrimenti «ingenerano una mentalità falsa e nociva, che va combattuta»: «quella dell’illegalità, che è come una piovra che non si vede: sta nascosta, sommersa, ma con i suoi tentacoli afferra e avvelena, inquinando e facendo tanto male». Papa Francesco ha fatto ricordo all’immagine della Sacra famiglia per spiegarsi meglio: «Educare è una grande vocazione: come San Giuseppe insegnò a Gesù a fare il falegname, anche voi siete chiamati ad aiutare le giovani generazioni a scoprire la bellezza del lavoro veramente umano».

«Il lavoro è anche condivisione»

Ma il lavoro non può essere solo fatica o esclusione, anzi: Papa Francesco ha parlato anche di «condivisione»: «Non si tratta della vocazione della singola persona, ma è l’opportunità di entrare in relazione con gli altri: qualsiasi forma di lavoro presuppone una relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro. Il lavoro dovrebbe unire le persone, non allontanarle, rendendole chiuse e distanti. Occupando tante ore nella giornata, ci offre anche l’occasione per condividere il quotidiano, per interessarci di chi ci sta accanto, per ricevere come un dono e come una responsabilità la presenza degli altri».

16 gennaio 2016

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