L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 gennaio 2016

Gli euroimbecilli si facciano una ragione se salta la libera circolazione degli uomini salta la libera circolazione delle merci e dei capitali

Shengen sospesa per due anni? L’Europa rischia “il collasso”

25 gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli
ROMA (WSI) – Crisi migranti e allarme sulla sopravvivenza di Schengen, lanciato da più parti e dalla stessa Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale. Oggi i ministri degli Interni dell’Unione europea  si riuniscono ad Amsterdam, per discutere misure di emergenza che potrebbero estendere i controlli sui confini. La Commissione Ue starebbe valutando l’opzione di creare un corpo di guardie di frontiera con cui gestire i flussi migratori.
Europa spaccata, con le ultime dichiarazioni che non lasciano prevedere niente di buono. Nei giorni scorsi il premier francese Manuel Valls ha affermato che l’Ue si trova ad affrontare un “pericolo molto grave” e non può rischiare la destabilizzazione, accettando ogni rifugiato che scappa dalla Siria o dall’Iraq.
Per questo motivo, la Francia cercherà di mantenere lo stato di emergenzadichiarato a seguito degli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre, fino a quando l’ISIS non sarà sconfitto. Senza controlli appropriati per respingere i migranti, ha detto Valls, l’Ue potrebbe crollare.
E’ l’Europa che potrebbe morire, non l’area Schengen. Se l’Europa non riuscirà a proteggere i propri confini, la stessa idea dell’Europa potrebbe essere messa in dubbio”.
Dal fronte opposto Dimitris Avramopoulos, commissario Ue alle politiche di immigrazioni, ha lanciato un allarme nelle ultime ore contro l’eventualità che la Grecia venga esplusa dall’area di Schengen, nel caso non riesca ad agire in modo più efficace per gestire i flussi dei migranti che attraversano i suoi confini. E ha anche detto:
“Se Schengen collasserà, inizierà a collassare l’intera struttura europea”.
Il Consiglio d’Europa ammette di essere preoccupato per la decisione della Francia di prorogare lo stato di emergenza, con il segretario generale Thorbjørn Jagland, che ha inviato una missiva a Francois Hollande, presidente francese, scrivendo di “aver appreso con preoccupazione dell’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza” e parlando espressamente di “rischi che potrebbero risultare dalle prerogative conferite all’esecutivo”.
Il problema dei rifugiati ha spinto diversi paesi europei, come Austria, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania e Francia, a reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere al fine di porre un freno all’ondata di immigrazione.
Tali controlli scadono nel mese di maggio, quando tali paesi dovranno decidere se porre fine a essi o estenderli per un periodo massimo di due anni. Secondo quanto stabilisce lo stesso Trattato di Schengen, infatti, un paese membro dell’Unione europea può limitare il libero ingresso di persone e merci solo in via temporanea, dal momento che la libera circolazione è un principio fondamentale della stessa Ue.
La scorsa settimana, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha fatto chiaramente capire che mancano due mesi per salvare Schengen, sottolineando che il vertice dei leader Ue “di marzo sarà l’ultima occasione per vedere se la strategia” per far fronte alla crisi migratoria “funziona”, altrimenti “il crollo” dell’area di libera circolazione in Europa sarà una conseguenza inevitabile.
Così il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, secondo cui la sospensione del Trattato:
“Sarebbe l’inizio dello sgretolamento” dell’Europa unita. L’Italia, ha proseguito, è “dell’idea che l’Europa debba rimanere ad assetto stabile, perché avere pezzi di Europa dentro e altri pezzi fuori” vorrebbe dire mettere a rischio l’Unione. “No iabbiamo una posizione molto chiara su Schengen: bisogna rafforzare i controlli e rendere veramente sicuri i controlli alle frontiere esterne dell’Ue. Facendo questo, salveremo il diritto alla circolazione libera e sicura all’interno” dell’Ue.
Italia e Germania sarebbero d’accordo a evitare l’opzione di sospendere Schengen per due anni. A favore di questa soluzione sarebbero invece Danimarca, Austria, Svezia, appoggiate da Polonia e Ungheria.

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