L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 gennaio 2016

Gli euroimbecilli sono avvisati, la Germania sta lavorando per il piano B, il ritorno del Marco. Il processo centrifugo sta cominciando ad accelerare e ne vedremo a breve gli effetti



Germania, prepara piano d’emergenza in caso di fine UE

18 gennaio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Anche in Germania si stanno rendendo conto che il progetto dell’euro presenta delle falle e rischia veramente di fallire. Ormai ogni Stato membro si fa i conti in tasca e si muove per proprio conto.

Il governo tedesco pare allora intenzionato a non farsi trovare impreparato in caso di crac. L’esecutivo si sta preparando seriamente e nel miglior modo possibile all’eventualità che l’Unione Europea finisca per disgregarsi. Crisi del debito prima e allarme rifugiati poi stanno minacciando la sopravvivenza dell’unione economica e politica, andando a testare i principi fondamentali e fondatori del blocco di 29 paesi.

Secondo quanto risulta ad Affari Italiani, la coalizione costituita da Cdu e Spd starebbe lavorando in gran segreto a un “piano di emergenza” in caso di fine dell’Unione Europea come la conosciamo ora. In quel caso si tratterebbe ovviamente anche della fine della moneta unica.

Alberto Maggi sostiene che ci sarebbe l’ok al piano di emergenza della Cancelliera Angela Merkel e sottolinea che “gli ingredienti del disfacimento dell’Ue (come lo chiama il politologo americano Edward Luttwak) ci sono tutti”.

Nel piano B ci sarebbe il ritorno al marco tedesco da attuare il più rapidamente possibile per rassicurare i citttadini, le banche e le aziende. Il sogno di Kohl e Mitterand, desiderosi di creare una potenza economico politica in grado di tenere il passo di Stati Uniti e Regno Unito, non è ancora finito, ma solo il fatto che si stia pensando a un piano apocalittico post euro, un progetto che Mario Draghi ha più volte definito “irreversibile”, deve come minimo fare riflettere.


Chi resta dentro è destinato a non crescere

Il docente del Centre for Strategic and International Studies Edward Luttwak, volto noto agli spettatori italiani per via dei suoi interventi nei salotti televisivi, ha dichiarato fallito il progretto Ue osservando che “chi resta dentro è destinato alla non crescita”.

Il politologo, intervenuto in occasione di una conferenza sugli investimenti a Milano, ha parlato di “fenomeni prevedibili, che sapevamo si sarebbero verificati, con il solo dubbio di quando sarebbe successo”.


Gli europei si stanno accorgendo che i maggiori successi si hanno in Svizzera, che è fuori dall’Ue, in Inghilterra, che è per tre quarti fuori, o in Svezia. Più stai fuori, meglio stai. Il mercato comune è stato un successo, ma la struttura governativa e burocratica che gli è stata messa sopra non funziona. Sta fallendo.


L’euro toglie competitività, secondo Luttwak e non solo lui, e questo ha fatto crescere l’appeal e il successo di partiti populisti ed euro scettici come la Lega Nord in Italia e Front National in Francia.


Da quando l’Italia è in Europa ha registrato crescita zero. Cosa dire di più?L’euro toglie competitività e da Bruxelles arrivano nuovi lacci e lacciuoli, in aggiunta a quelli interni. Anche i grandi sforzi di Renzi hanno in realtà risultati modesti. L’esperimento è fallito.

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