L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 gennaio 2016

Il bamboccione al governo pensa di giocare e tratta la sicurezza cibernetica come se fosse l'affare del clan toscano del corrotto Pd

28/01/2016 06:10

Il Copasir dice no all’incarico di Carrai a capo della cyber security

Il nome di Marco Carrai il direttore del Dis, Giampiero Massolo, durante l’audizione di ieri al Copasir non lo ha mai pronunciato. Il suo intervento, però, è servito per fare chiarezza sulla vicenda...

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Il nome di Marco Carrai il direttore del Dis, Giampiero Massolo, durante l’audizione di ieri al Copasir non lo ha mai pronunciato. Il suo intervento, però, è servito per fare chiarezza sulla vicenda della cybersecurity in punta di legge: una eventuale agenzia che gestisca la sicurezza informatica del Paese non potrà mai essere gestita da nessun soggetto esterno all’intelligence, se non modificando la legge. Del resto le normative vigenti, ad esempio la legge 124 del 2007 o quanto stabilito dal governo Monti nel 2013 che ha fissato gli indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica, sono molto chiare e quindi per i servizi segreti la questione non esisterebbe.
E se pure fosse in programma, come sembra essere nei progetti di Palazzo Chigi, la creazione di una struttura che si occupi solo della minaccia cibernetica (che Massolo ha assicurato essere crescente), significherebbe fare una modifica proprio dell’attuale dpcm Monti del 2013, con l’ipotesi di un ufficio e non più una persona, che si occuperà dei temi di cybersicurezza, per ora di competenza del consigliere militare del governo, ruolo attualmente vacante.
Insomma, un’idea che Renzi non sembra voler mollare, ma di cui al momento i contorni continuano ad essere poco chiari. Sul famoso «decretone» con il quale il premier avrebbe dovuto incoronare il suo amico Carrai «zar della cybersecurity», al Copasir non è arrivata nulla di ufficiale. Nella seduta di ieri, il comitato ha acquisito la documentazione sulla Cys4, l’azienda privata fondata da Marco Carrai un anno fa e che si occupa proprio di sicurezza informatica. L’audizione di Massolo, però, era già in programma prima che scoppiasse il caso della presunta agenzia di cybersecurity che il presidente del Consiglio avrebbe voluto affidare all’imprenditore fiorentino, amico di vecchia data e vicino al premier già da quando ricopriva il ruolo di sindaco di Firenze e presidente della Provincia. La notizia, finita sui giornali, ha bloccato l’operazione e innescato la polemica sui presunti favoritismi. In ballo ci sono 150 milioni di euro stanziati con la legge di stabilità 2016, proprio per la lotta al crimine informatico, e di cui la presidenza del Consiglio può disporre. Il progetto del premier, però, sembra ancora attuale e credibile al punto che la vicenda non è chiusa. Ed ecco perchè presto potrebbero esserci nuove importanti audizioni, tra cui proprio quella di Matteo Renzi e del sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, oltre che del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che il 2 febbario, dopo due anni e numerosi inviti, approderà al Copasir.
Ieri, Angelo Tofalo del M5S, uno dei componenti del Copasir, è tornato infatti a chiedere che «il Copasir senta il presidente del Consiglio e Minniti: si parla di sicurezza nazionale, di cybersecurity non si può ragionare per pacchetti scorporabili». Il presidente del Comitato, Giacomo Stucchi, ha detto di essere favorevole a sostenere la richiesta, della quale «si occuperà l’ufficio di presidenza». «Convochiamo Minniti, perché è più facile che lui venga, in ogni caso la presidenza non è contraria neanche ad ascoltare Renzi», ha spiegato Stucchi.
Francesca Musacchio

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