L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 gennaio 2016

Il bamboccione al governo usa atti pubblici per favorire i suoi amichetti

Angela Mauro

Matteo Renzi non molla su Marco Carrai: capo unità cybersecurity a P. Chigi. Ma scoppia il caso: in aula mercoledì

Pubblicato: 18/01/2016

La nomina di Marco Carrai tra i consulenti di fiducia di Matteo Renzi a Palazzo Chigi diventa un caso. Ma il premier non molla. A quanto si apprende, l’intenzione del presidente del Consiglio è di affidare al fedelissimo ‘Marchino’ la gestione di unanuova unità di missione del governo sulla cybersecurity, nuovo chiodo fisso del premier dagli attentati di Parigi del 13 novembre scorso. Ma la questione non è di quelle che passano sotto silenzio. Né sul fronte dell’opposizione che attacca e chiede chiarimenti: mercoledì Sinistra italiana presenta un’interrogazione parlamentare alla Camera. Né a Palazzo Chigi, dove per tutto il giorno si è discusso sul tema. Una prima conclusione: la nuova unità di missione non andrà a toccare l’autorità delegata di Palazzo Chigi ai servizi segreti, che ora è nelle mani di Marco Minniti.

E’ tutto il giorno che Renzi e i suoi, soprattutto il sottosegretario Luca Lotti che sta gestendo la questione per conto del premier, si spendono in chiarimenti e rassicurazioni con i vertici dei servizi e di tutto il comparto sicurezza dello Stato. Sono le aree più sensibili al tema Carrai. Avvertono il rischio di essere scavalcate da un uomo di fiducia del premier. La risposta di Palazzo Chigi è no, rischio non c’è. E c’è anche che Carrai non sarà un nuovo sottosegretario del governo. Avrà una qualifica tecnica, relativa al suo ambito di azione professionale: la sicurezza e la cybersecurity, appunto, materia al centro delle attività della sua Cys24, start up di sicurezza informatica nata lo scorso agosto. Renzi vorrebbe portare Carrai a Palazzo Chigi possibilmente nell’ambito della ristrutturazione dell’esecutivo in programma nei prossimi giorni. Anche se c’è un punto interrogativo sui tempi: prima Carrai dovrà sbarazzarsi delle altre cariche, spogliarsi di ogni possibile conflitto di interessi. Ce la farà in pochi giorni?

Il punto è che tutte le spiegazioni tecniche di Palazzo Chigi non dipanano i dubbi dell’opposizione, unita da Sinistra italiana al M5s e anche Forza Italia a denunciare quello che si presenta come un altro caso di sospetto conflitto di interessi del premier nei rapporti con i suoi fedelissimi di sempre. “Che vuol dire che l’unità di missione non andrà a toccare l’autorità delegata ai servizi? Sarà una struttura autonoma e parallela su un tema così delicato?!”, si chiede Francesco Ferrara, deputato diSinistra italiana e componente del Copasir che sul tema ha preparatoun’interrogazione parlamentare per mercoledì alla Camera. In Parlamento insomma si avvista un’altra giornata di fuoco per il governo. “Le ricostruzioni dei giornali non ci convincono”, aggiunge Ferrara.

Sul tema in effetti il Pd resta in silenzio. Nessuno lo cavalca dalla cerchia renziana, segno che, al di là di tutte le spiegazioni che vengono lasciate trapelare sulla stampa, la questione resta ‘off limits’ anche nella percezione che se ne ha da Palazzo Chigi. Un imbarazzo che l’opposizione sfrutta a suo favore. "Sembrerebbe che il governo si sia attivato per la creazione di un`ulteriore agenzia specifica per la sola cyber-security, per la quale sembra sia pronto già un decreto ad hoc – scrive sul blog di Beppe Grillo Angelo Tofalo, deputato M5s e componente del Copasir - Eppure al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica del quale faccio parte insieme ai colleghi Vito Crimi e Bruno Marton, non è arrivata nessuna informativa. Stiamo parlando di un`agenzia che avrà fortissimi poteri e che se dovesse essere messa in mani sbagliate potrebbe sbilanciare irrimediabilmente l`equilibrio democratico del nostro paese. Il direttore di questa super agenzia sarà Marco Carrai".

Da Forza Italia, Maurizio Gasparri accusa Renzi di “sconcertante occupazione degli apparati dello Stato”. Mentre il capogruppo al Senato Paolo Romani gli chiede di chiarire: “E' estremamente grave e pericoloso che una funzione delicatissima come quella di responsabile della sicurezza cibernetica del nostro Paese possa essere assegnata dal presidente del Consiglio all'imprenditore fiorentino Marco Carrai in base a suoi rapporti di amicizia e non a documentate competenze specifiche”. PersinoDenis Verdini sconsiglia l'amico Renzi: "Mi sembra un azzardo...".

E’ da fine novembre che Renzi insiste sulla cybersecurity. “I terroristi vogliono disintegrare il nostro modo di vivere. Ecco perché stiamo cercando di insistere con la cyber-security, ecco perché stiamo cercando di valorizzare di più e meglio le nostre forze dell’ordine, il nostro contributo militare, il nostro contributo alla sicurezza. Tutte cose giustissime da fare, e le facciamo”, sono le parole che il premier ha pronunciato al Teatro della Pergola a Firenze, in occasione dell’apertura della Festa della Toscana che celebra l’abolizione della pena di morte nel Granducato nel 1786.

In mente ce l’aveva già l’idea di affidare la materia a Marco Carrai detto 'Marchino', da sempre nel suo giglio magico insieme a Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Anzi Carrai è proprio uno dei renziani della primissima ora, quando Matteo era solo un presidente di provincia, introdotto agli ambienti della borghesia fiorentina proprio da ‘Marchino’, cattolicissimo e vicino a Cl tanto da riuscire a costruire una enclave teocon nella ‘rossa’ Toscana. Erano gli anni del caso Englaro, Firenze era governata da Leonardo Domenici, i consiglieri comunali Carrai e Dario Nardella, attuale sindaco già allora vicino a Renzi, votarono contro la proposta di cittadinanza onoraria a Beppino Englaro.

Rispetto agli inizi, tra il paese natale di Greve del Chianti e Firenze, ora Carrai non si occupa più di politica, non direttamente. E’ uomo d’affari tra Italia e Israele, dove pure ha importanti investimenti nel settore della sicurezza. Non è affatto un caso che ci fosse anche lui in sinagoga domenica per la visita papale. Su di lui, Renzi non molla: incarico tecnico. Ma tra i renziani c’è chi giura che non ci si fermerà lì. E che per Marchino arriverà anche un incarico più politico quando i tempi saranno maturi. Del resto, è l’unica persona di fiducia del premier che ancora non era entrata nella nuova sede del giglio magico: Palazzo Chigi.

http://www.huffingtonpost.it/2016/01/18/matteo-renzi-carrai_n_9009718.html

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