L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 gennaio 2016

Ilva, il governo del bamboccione del corrotto Pd distrugge un'altro pezzo dell'industria italiana a favore di quella tedesca

Ilva, il decreto sulla cessione è legge. Azienda: 6 milioni di danni da stop Cornigliano

di Domenico Palmiotti 27 gennaio 2016


Il Senato converte in legge il decreto sull'Ilva, a Genova la tensione si allenta dopo che il Governo ha annunciato un incontro al Mise per il 4 febbraio sull'accordo di programma, ma l'azienda, intanto, fa i conti con i danni causati da tre giorni di blocco degli impianti di Cornigliano a seguito dello sciopero dei lavoratori: 6 milioni di euro. Un altro contraccolpo per una società che da tre anni e mezzo è in pesanti difficoltà e con il suo principale stabilimento, Taranto, a basso regime produttivo.

«Lo sciopero e le manifestazioni organizzate dalla Fiom presso lo stabilimento Ilva di Genova negli ultimi tre giorni stanno generando danni reputazionali oltre che di fatturato per il gruppo» annuncia l'Ilva mentre a Genova è ancora in corso la protesta. Per l'azienda, «la temporanea interruzione delle attività della fabbrica, oltre a compromettere la reputazione di Ilva, in particolare verso i clienti internazionali con cui negli ultimi mesi sono stati siglati importanti contratti di fornitura, sta causando perdite finanziarie stimate in circa 6 milioni di euro per le tre giornate di fermo della fabbrica»




Per l'Ilva, «queste perdite di fatturato ad oggi corrispondono all'ammontare delle risorse finanziarie necessarie per gli investimenti sulla linea 4 di zincatura del sito industriale di Genova, sui quali, alla luce dei fatti accaduti in queste ore, l'azienda valuterà come procedere». Qualora lo sciopero fosse proseguito, avrebbe avuto riflessi sullo stabilimento di Novi Ligure, dove sarebbe stato necessario fermare il decatreno «con ulteriori danni al gruppo».
Ma a Genova, dopo giorni di tensione e di blocchi, la protesta finalizzata a chiedere la continuità dell'accordo di programma è rientrata. Uilm Uil e Fim Cisl l'avevano contestata dissociandosi dalla Fiom Cgil che l'aveva promossa. E ora Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil Genova, commenta la convocazione del vertice al Mise come «obiettivo raggiunto. Questo era ciò che volevamo. Ma l'incontro è solo l'inizio della trattativa, non la fine».

Intanto con l'approvazione avvenuta oggi in Senato, il decreto Ilva, che il Governo aveva varato il 4 dicembre, diventa legge e fissa alcuni punti fermi. Anzitutto la cessione delle aziende. Sono otto, Ilva compresa, quelle messe sul mercato, per le quali sino al 10 febbraio prossimo si possono presentare le manifestazioni di interesse. Dopo il 10 febbraio, via all'approfondimento specifico. Il timing della cessione prevede che le procedure siano effettuate entro fine giugno e i trasferimenti completati entro quattro anni. La legge inoltre offre all'Ilva una dote di 1,1 miliardi così divisa: 300 milioni sotto forma di prestito affinchè l'azienda governi la fase di transizione e provveda alla gestione corrente, stipendi compresi, e 800 milioni per la bonifica ambientale. Non sono però elargizioni: i 300 milioni dovranno essere ridati i con gli interessi da chi acquisirà l'azienda e gli 800 restituiti da chi, al termine del processo penale in corso a Taranto, verrà riconosciuto responsabile del reato di disastro ambientale contestato dalla Procura.

Altro punto della legge è che rispetto al piano ambientale in vigore, il completamento delle prescrizioni di risanamento slitta di dieci mesi: da agosto 2016 a giugno 2017. Questo perchè si ritiene che chi, dopo giugno, gestirà l'Ilva presenterà un nuovo piano industriale ma anche ambientale (è in ballo la parziale riconversione del ciclo di produzione dal carbon coke al gas per tagliare ulteriormente le
emissioni) e quindi gli si è dato più tempo. Soprattutto se ci saranno innovazioni di processo. Con la legge, infine, tira un sospiro di sollievo l'indotto Ilva, stressato dalla crisi. Per accedere al Fondo di garanzia e quindi avere nuovo credito, le imprese dovranno solo dimostrare che per due anni, anche non consecutivi, dopo il 2010, l'Ilva ha costituito almeno il 50 per cento del loro fatturato.

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