L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 gennaio 2016

Isis/al Qaeda due facce della medesima medaglia e non è una guerra di religione ma vogliono imporre la sharia come la Fratellanza Musulmana

Daniel Moretti di 

Daniele Scalea (Isag) a Radio Cusano Campus: "Isis-Al Qaeda come Guelfi-Ghibellini"

IL FRANCHISING DEL TERRORISMO ISLAMICO

18 gennaio , 2016
Daniele-Scalea-Isag
“Lo Stato Islamico è una filiazione di Al QaedaSpesso stare con l’uno o con l’altro è un puro gioco di potere”. Lo ha detto Daniele Scalea, Direttore generale dell’Isag (Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie), intervenuto ai microfoni della trasmissione “Il mondo è piccolo”, condotta da Fabio Stefanelli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano per parlare di terrorismo.
“C’è una guerra in corso nel mondo musulmano -ha spiegato Scalea- che è stata scatenata dalla corrente di pensiero politico e religioso che noi di solito chiamiamo jihadismo. Sono loro che lottano sia contro gli altri Sunniti che non si adeguano alla loro visione, sia contro i nemici esterni come Sciiti e minoranze musulmane, ma anche contro coloro che non sono musulmani. Quindi anche noi siamo invischiati, anche se non direttamente, in una guerra non dichiarata tra stati, ma che percorre da decenni stati che sono nostri vicini geografici. Da questa guerra non possiamo e non vogliamo rimanere esclusi. Quando abbiamo voluto restarne fuori, siamo stati in qualche modo richiamati alla realtà, perchè quantomeno ne subiamo le conseguenze, nel migliore dei casi in ondate migratorie, nel peggiore dei casi in attentati. Ormai la delimitazione tra la guerra e la pace è quasi scomparsa. Anche nelle dottrine strategiche si parla sempre di più di guerre asimmetriche, con mezzi non militari“.
Da un lato la parola terrorismo fa sempre gola a chi vuole usarlo anche in termini propagandistici, soprattutto dopo l’11 settembre -ha affermato Scalea-. Qualificare qualcuno come terrorista può essere utile a regimi non propriamente liberali per giustificare e ottenere un avallo a quelle che sono le loro politiche. Oggi lo vediamo in atto anche da regimi in cui la connotazione religiosa è molto più decisa, come l’Arabia Saudita e la Turchia. Anche nei loro regimi c’è un richiamo alla lotta al terrorismo. La distinzione tra l’Islam radicale e quello moderato lascia molto a desiderare. Non esiste soltanto un Islam radicale dedito al terrorismo così come non esiste soltanto un Islam moderato che invece pratica la democrazia. Ci sono molte più realtà che spesso ci appaiono contraddittorie perchè siamo abituati ad altre categorie politiche. Non c’è l’automatica correlazione tra una visione reazionaria  della religione e un’azione politica tesa all’eversione al terrorismo”.
“Lo Stato Islamico è una filiazione di Al Qaeda -ha spiegato Scalea-. I metodi terroristici, la dottrina jihadista, la dimensione transnazionale e l’obiettivo del Califfato sono tutti obiettivi essenziali che si ritrovano nell’uno e nell’altro. L’Isis si è spinto più in là nella spettacolarizzazione, nel ricorso alla propaganda mediatica, che veniva fatta in maniera più rudimentale da Al Qaeda. Spesso parliamo di un franchising terrorista. In alcuni Stati del Medio Oriente ci sono dei gruppi preesistenti che si affiliano l’uno all’altro mantenendo una larga autonomia, sia per ragioni di sfruttamento del loro brand, sia perchè ricevono un certo grado di sostegno che non ne cambia totalmente la fisionomia. Spesso stare con un uno o con l’altro è un puro gioco di potere. Lo abbiamo visto in Libia, dove fazioni locali di orientamento salafita che hanno combattuto contro l’Isis, anche se da un punto di vista dottrinario non si diversificano dallo Stato Islamico. Ma la rivalità tra i capi e le affiliazioni regionali sono elementi che fanno propendere per l’uno o l’altro schieramento. Sembra quasi la contesa tra i Guelfi e Ghibellini nell’Italia del tardo Medio Evo”.

Nessun commento:

Posta un commento