L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 gennaio 2016

Libia, gli italiani prima concorrono a mettere in piedi un governo fantoccio e poi vogliono il consenso di chi sta al servizio del governo legittimo di Tobruk

Libia, missione dell'intelligence italiana per incontrare Haftar

Roma, 21 gen. (askanews) - Due giorni dopo la presentazione del governo di unità nazionale libico, una missione dell'intelligence italiana di alto livello è atterrata in Libia per incontrare il generale Khalifa Haftar, attuale capo dell'esercito libico, escluso dal nuovo esecutivo. L'intento della delegazione italiana, hanno spiegato fonti qualificate ad askanews, è quello di assicurare il sostegno del generale alle prossime tappe del processo politico avviato in Libia con la firma dell'accordo Onu, lo scorso dicembre, da parte dei due parlamenti di Tripoli e Tobruk, che dal 2014 si contendono il controllo del Paese, aprendo così spazio di manovra ai jihadisti dello Stato islamico (Isis). Il nuovo governo deve ora essere approvato dal parlamento di Tobruk, entro 10 giorni dalla sua presentazione, per diventare operativo.
Haftar si è sempre opposto all'accordo mediato dall'Onu e a qualsiasi intesa con gli islamisti al potere a Tripoli, contro cui è impegnato militarmente da mesi. Nominato ufficialmente capo supremo delle forze armate libiche nel marzo del 2015 dal parlamento di Tobruk riconosciuto dalla Comunità internazionale, il generale si era autoproclamato alla guida della cosiddetta Operazione Dignità nel maggio del 2014, dichiarando guerra alle milizie islamiste presenti nell'Est del Paese. Inizialmente accusato di "golpe" dalle autorità, Haftar è stato di fatto sostenuto dal parlamento di Tobruk dopo che questo venne costretto a lasciare Tripoli, nell'agosto del 2014, dalla coalizione di milizie islamiste "Fajr Libia" ("Alba della Libia") che oggi sostengono le autorità presenti nella capitale.
Proprio i contrasti sorti sul ruolo da attribuire ad Haftar nel nuovo esecutivo hanno fatto slittare di 48 ore la presentazione del governo di unità e portato alle dimissioni due dei nove membri del Consiglio presidenziale chiamato a formare il nuovo esecutivo; in particolare, quelle del vicepremier designato Ali Gatrani, ritenuto l'uomo di Haftar, che aveva chiesto di cancellare la frase contenuta nell'accordo Onu, secondo cui il Consiglio della presidenza assume "le funzioni di Comandante supremo dell'esercito libico", e che si era opposto alla nomina di Al-Mahdi Ibrahim Al-Barghathi a ministro della Difesa.
La delegazione italiana ha fissato l'incontro con Haftar nella città di Marj, situata 85 chilometri a Nord-Est di Bengasi, stando a quanto riferito al quotidiano libico Alwasat da una fonte della base Al Abraq dove è atterrata oggi. La missione esplorativa italiana tenterà quindi di scongiurare che il generale possa ostacolare il già fragile processo avviato, che prevede, una volta insediato, che il governo chieda il sostegno della comunità internazionale contro la minaccia posta dall'Isis. Da mesi l'Italia si dice pronta a guidare una missione internazionale di stabilizzazione della Libia, dietro richiesta delle legittime autorità libiche.

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