L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 gennaio 2016

Libia, il bamboccione al governo non esprime una linea politica estera ma soggiace ai voleri di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti che non fanno gli interessi degli italiani

Libia: finché daremo retta agli USA non combineremo nulla

Caro Beppe, cari Italians, errare humanum, perseverare diabolicum, dice l’antico detto latino. Abbiamo sbagliato a non contrastare (potevamo farlo?) l’eliminazione di Gheddafi, da parte di Cameron-Sarkozy su sollecitazione della signora Clinton, allora segretario di Stato USA. Appena eliminato il “tiranno”, la Clinton ha ritirato i suoi marines ed ha lasciato che il caos dominasse nel paese. Dopo cinque anni, il problema libico viene affrontato – in via teorica – ancora una volta dagli USA, con l’Italia disposta a seguirli pedissequamente. Con questo partner, non combineremo mai nulla per risolvere i problemi dell’immigrazione clandestina e del terrorismo. Infatti, l’unica nazione preoccupata sul serio del caos libico, è ora la Germania, dove l’ondata di siriani e sahariani, ha scombussolato le certezze del popolo tedesco. La cancelliera Merkel è crollata nei sondaggi, e sa bene che il suo carisma non reggerà ad un altro milione di profughi. Perciò si è dichiarata disponibile addirittura ad un intervento militare in Libia (si era astenuta nel 2011 dall’attacco a Gheddafi). L’altro pilastro di una azione militare potrebbe essere la Russia di Putin, già alleata del colonnello, e il confinante Egitto. Questi sarebbero degli attori seri, per stroncare militarmente il Daesh-Isis. Finché daremo retta agli USA, non combineremo nulla, poiché gli USA tifano per lo status quo. A meno che, a ottobre, non venga eletto Donald Trump, cioè un plurimiliardario che è in grado di sostenere una campagna elettorale indipendente. Ma già altre forze “indipendenti”, come l’altro plurimiliardario Bloomberg, ex sindaco di New York e proprietario delle maggiori news finanziarie, si stanno schierando. Insomma, gli USA passeranno dalla competizione presidenziale “democratica” a quella “plutocratica” di antica memoria. Non è un passo da poco sulla via della trasparenza. Almeno sapremo chi comanda davvero negli USA.

Guido Bocchetta

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