L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 gennaio 2016

Libia, l'Italia sostiene il governo fantoccio, continua a fare l'errore del 2011 quando ha bombardato umanamente il popolo amico libico

In Libia quattro governi: al-Sarraj stende la lista dei ministri. Gentiloni, ‘serve approvazione in tempi rapidi’

Gen 19th, 2016 | By 
di Enrico Oliari –










Dopo infinite trattative e riunioni mediate dalle Nazioni Unite, finalmente oggi in Libia è stata annunciata la formazione del governo di unità nazionale come da accordo raggiunto a Skhirat lo scorso ottobre.

Si tratta, come ha osservato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, di “Un passo avanti in una situazione ancora fragile”, ed “Ora serve ok parlamento”.

Infatti sia a Tripoli che a Tobruk permangono ancora delle resistenze specialmente fra le milizie delle varie tribù, ma va detto che senza tale soluzione il conflitto fra le parti sarebbe destinato a continuare per anni, comportando un indebolimento reciproco che già oggi sta avvantaggiando i jihadisti dell’Isis.

La mediazione, che ha visto più di tutti l’impegno degli inviati dell’Onu Bernardino Leon e Martin Kobler, e dell’Italia, ha individuato come premier Fayez al-Sarraj, il quale ha indicato un gabinetto di 22 (32 n.d.c.) ministri e di quattro vicepremier.

Agli Esteri Marwan Ali; Taher Mohamed Sarkaz per le delle Finanze; Khalifa Rajab Abdul Sadeq per il Petrolio; Mohamed Faraj al-Mahjoub per la Cooperazione internazionale; Bedad Qonso Masoud per la Governance locale; Mohamed Soliman Bourguiba per la Salute; Khair Melad Abu Baker per l’Istruzione; Mahmud Gomaa per l’Istruzione superiore; Abdul Motalib Boufarwa per l’Economia; Khaled Muftah Abdul Qader per la Pianificazione; Atef al-Bahary per le Telecomunicazioni; Hisham Abdullah per i Trasporti; Faraj al-Taher Snoussi per l’Industria; Osama Saad Hamad per l’Energia elettrica; Adel Mohamed Sultan per l’Agricoltura; Faddy Mansour al-Shafey per il Lavoro; Mokhtar Abdullah Gouili per la Formazione professionale; Ahmed Khalifa Bridan per gli Affari sociali; Osama Mohammed Abdul Hady per le Risorse idriche.

Al momento non è stato assegnato il ministero della Difesa, cosa del tutto comprensibile se si pensa la delicatezza di una tale nomina in un quadro che vede centinaia di milizie forti anche di armi pesanti pronte a riprendere gli scontri nel momento in cui non si dovesse accontentare l’una o l’altra parte. Tant’è che Ali al-Qatarani e Omar Aswad, entrambi del consiglio di presidenza “di Tobruk”, hanno già fatto sapere l’intenzione di votare contro il nuovo governo in quanto Khalifa Haftar, capo dell’esercito di quella parte, non è stato scelto per rivestire il ruolo di ministro della Difesa.

In realtà Haftar viene accusato dai suoi detrattori di essere al soldo di Washington in quanto venne fatto prigioniero nel 1987 dall’esercito ciadiano in occasione della “Guerra delle Toyota”, per poi essere prelevato dalla Cia e portato negli Usa, dove vi è rimasto fino al 2011 per ricomparire in Libia a comandare la piazza di Bengasi nell’insurrezione che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi.

Con una nota il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni si è “congratulato con il Consiglio. Si tratta di un passo cruciale seppure in un quadro che resta fragile. Ora è fondamentale che la Camera dei Rappresentanti di Tobruk approvi in tempi rapidi la lista di membri di governo”. “Siamo di fronte ad un’opportunità reale per la stabilizzazione del Paese che deve essere colta da tutti. L’Italia è pronta a fare la sua parte per sostenere la Libia”, ha aggiunto il ministro Gentiloni, che ha ricevuto oggi alla Farnesina il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Libia Martin Kobler con il quale ha convenuto che l’annuncio della lista di ministri è uno sviluppo decisivo che deve essere considerato da tutte le parti libiche come l’inizio di una fase positiva per il Paese.

Oggi alla Farnesina si è tenuta la di Funzionari di Alto Livello sulla Libia, un seguito operativo della riunione ministeriale del 13 dicembre scorso a Roma; vi hanno preso parte i rappresentanti di 18 paesi, di 3 organizzazioni internazionali e una rappresentanza di funzionari del Consiglio presidenziale. Al centro della riunione, il sostegno che dovrà essere fornito alle istituzioni libiche nei settori politico, economico e umanitario per garantire il futuro sviluppo del Paese. Sul tavolo anche le questioni relative alle esigenze di sicurezza.

A ben vedere, nell’attesa che l’accordo venga definitivamente approvato dalle parti e quindi che il governo al-Serraj abbia il via libera per governare, oggi in Libia vi sono ben quattro governi: a Tripoli quello con a capo Khalifa al-Gweil, islamista e riconosciuto da Turchia e Qatar; quello di Tobruk, frutto delle elezioni del giugno 2014, fino ad oggi riconosciuto dalla comunità internazionale e con a capo Abdullah al-Thinni; quello proposto oggi dal premier del governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj; quello dell’Isis, che controlla l’area di Sirte.

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