L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2016

Milano elezioni, Arexpo-Expo, il brillante Sala e i suoi collaboratori, arrestati Antonio Rognoni, Angelo Paris, Antonio Acerbo, Andrea Castellotti. Con Christian Malangone condannato a quattro mesi

Sala cita Gramsci Ma si dimentica i conti dell'Expo

di Giannino della FrattinaAlla fine nei tabellini ci son da una parte i mille seduti sulle poltroncine di velluto del teatro Strehler per ascoltare il commissario Expo Beppe Sala e dall'altra i cinquecento al gazebo di via Forze armate a Baggio e altri cinquecento a quello di piazza Frattini al Lorenteggio per il nuovo «predellino» di Silvio Berlusconi. Pareggio anche se da una parte c'era la grande convention all'americana organizzata dal manager ex Pirelli e Telecom e dall'altra solo una «sgambatina» per scaldar gli animi. La dimostrazione che a Milano, ma probabilmente in tutto il Paese, c'è una certa voglia di destra. Tipo il dolcetto che la signora in giallo chiedeva ad Ambrogio. «Non è proprio fame. È più voglia di qualcosa di buono...». Basterà la ricetta giusta ora che il sindaco Giuliano Pisapia ha deluso i milanesi. E ha già deluso gli italiani anche Matteo Renzi.Via dunque alla campagna elettorale che non deciderà solo i sindaci di Milano e Roma, ma il destino del governo. La sinistra a teatro, la destra in quelle periferie che sono state il peggior fallimento della rivoluzione arancione di Pisapia e compagni. Perché anche facendo la tara sull'accanirsi della crisi, lui e gli assessori ben poco hanno fatto. Considerazione ancor più grave per una giunta che definendosi di sinistra si arrogava il diritto (del tutto ingiustificatamente) di essere la sola paladina dei ceti deboli. Ma nelle case popolari si sono viste più Lega e Forza Italia che Pisapia.A tabellino anche un'altra gaffe di Sala. «Quella Pisapia è una giunta dalle mani pulite, di cui andare orgogliosi ora e sempre», ha detto. Peccato che altrettanto pulita non sia stata l'Expo di cui Sala era il numero uno e dalla quale sono stati portati via i suoi collaboratori. Un elenco per ricordarglielo. Arrestati Antonio Rognoni, Angelo Paris, Antonio Acerbo, Andrea Castellotti. Con Christian Malangone condannato a quattro mesi. Non un bel biglietto da visita per il manager Sala che ieri per convincere di essere davvero di sinistra ha citato Antonio Gramsci. Ma si è dimenticato i numeri del bilancio Expo, forse ancor più rossi del fondatore del Partito comunista. E congedando la platea con un biblico «andate e moltiplicatevi». Immaginandosi, forse, già uomo della Provvidenza.

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