L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 gennaio 2016

Milano elezioni, il brillante e omertoso Sala ha il 50% delle Consorterie, cordate, clan, clientele, famigli del corrotto Pd, e cioè il 3% dei milanesi che hanno diritto di voto, gran cassa mediatica per un numero risibile

Primarie Pd: casa, bilanci, appalto a Farinetti. L'eredità Expo di Giuseppe Sala accende le primarie

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GIUSEPPE SALA
In questa storia di mezze verità, imbarazzi, titoloni su Gli architetti di Expo che fanno la villa a Sala in cui il candidato del Pd Giuseppe Sala, di fronte alle inchieste giornalistiche, parla di “attacchi politici” perché “la candidatura è solida”, ecco in questa storia c’è tutta l’ambiguità del mondo Expo che avvelena le primarie. Expo è stata la fiera della deroga e della discrezionalità nell’affidare gli appalti. E quindi non stupisce, in questa fiera, che Giuseppe Sala abbia dato nel 2012 un affidamento diretto all’archistar Michele De Lucchi. E che lo stesso architetto, nello stesso periodo, si occupava dei lavori della villa al mare di Sala, tra gli uliveti del Tigullio, per una parcella di 72.800 euro più Iva.
Ricapitolando: il Giornale e poi il Fatto accendono i riflettori sulla casa di Sala, progettata dagli stessi professionisti che disegnato alcuni padiglioni della Fiera di Rho. Il candidato, in una conferenza stampa di mercoledì, spiega che è tutto è regolare, tutto tracciabile. È questa la verità, dice: “In Expo l’architetto Michele De Lucchi ha avuto un totale di 110mila euro per tre incarichi”. Una mezza verità, perché nel 2013 l’architetto aveva ricevuto pure mezzo milione di euro (più Iva) – in affidamento diretto e senza gara – per allestimenti di Padiglione Zero e Expo Center, da Fiera Milano. Non direttamente da Expo, ma su richiesta dell’Expo. Di fronte alla mezza verità, nuova precisazione di Sala sulle modalità di conferimento dell’incarico, con annesso attacco: “È evidente che qui non ci sono non dico illeciti ma neppure ombre, ma c’è invece un evidentissimo attacco politico concentrico, dove destra e giustizialismo si saldano senza tanti scrupoli”.
Una risposta che, forse, chiude questa storia della casa, ma certo non chiude il capitolo delle opacità dell’Expo, a esposizione terminata, e anche dopo che i primi dati sono usciti: quanti sono stati i biglietti effettivamente venduti? A quale prezzo? Con quale incasso? E le spese? Le sponsorizzazioni? Gli extracosti e le penali? Quello che è uscito sui giornali corrisponde ai dati reali? Attorno a queste domande la sinistra legata allo sfidante Pierfrancesco Majorino sta organizzando quasi un processo a Sala, che inizierà lunedì quando il vincitore annunciato sarà audito a palazzo Marino, nella commissione consiliare di Expo.
Secondo fonti che stanno preparando il dossier, l’accusa di “mancanza di trasparenza” è fondata: visitatori al di sotto delle attese nei primi tre mesi, nascosti i numeri degli ingressi, gonfiate le cifre per la stampa. Parecchi rilievi li avrebbe messi nero su bianco anche l’Anac di Cantone, su bandi e contratti. Dice Pierfrancesco Majorino: “Continuo a dire a Giuseppe Sala che deve essere molto più preciso e trasparente nella gestione delle informazioni riguardanti l'eredità di Expo, dal punto di vista dei conti e del bilancio. Continuo a chiederlo e vedo che sono l’unico candidato a farlo. Ci sia una rendicontazione puntuale del bilancio di Expo, ne va della credibilità di tutte le istituzioni coinvolte”. Altro fronte sono gli appalti senza gara, tra cui il più importante sul fronte della ristorazione a Eately di Oscar Farinetti, amico e sostenitore del premier. Secondo il Giornale, non smentito dalla procura, Sala sarebbe stato indagato per abuso di ufficio e poi prosciolto, grazie a una sottigliezza giuridica ovvero l’assenza dell’elemento psicologico del reato.
Questa storia in cui il manager scelto da Silvio Berlusconi e da Letizia Moratti è il vincitore annunciato del Pd alimenta vari paradossi. Con la sinistra che scopre un garantismo e una prudenza che non avrebbe riservato ad altri: “Mi chiedo – dice Maria Stella Gelmini – cosa sarebbe accaduto a Sala se fosse stato il candidato del centrodestra”. Domanda che qualcuno nel Pd rovescia: “Mi chiedo cosa avrebbe scritto Sallusti sulla casa se fosse stato il candidato di Berlusconi”. Paradossi che, secondo i sondaggi, al momento non incidono sugli orientamenti di voto. Sono in arrivo sondaggi di più istituti che danno Sala attorno al 50 per cento.

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