L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 gennaio 2016

Roma elezioni, Giacchetti se ne faccia una ragione, è la foglia di fico di Renzi e del corrotto Pd, con Roma non ci azzecca niente lui è parte integrante del Palazzo

ELEZIONI COMUNALI

Caos primarie: asse Marino-Bra per sconfiggere Giachetti (e Renzi)
L’intenzione dell’ex ministro sembra essere quella di presentarsi direttamente al voto. L’ex sindaco potrebbe convergere su di lui. Il pd diviso. Rutelli e la «lista civica»

di Alessandro Capponi


Centrosinistra nel caos. Se, come sembra, l’idea di Massimo Bray è quella di presentarsi al voto senza passare per le primarie ecco che all’appuntamento elettorale per la Capitale, il Pd si presenterebbe con Roberto Giachetti (che alle primarie se la vedrà con il candidato di centro democratico, il sottosegretario Domenico Rossi), e appunto Massimo Bray, sostenuto forse da quell’Ignazio Marino che annuncerà le proprie intenzioni ufficialmente il 7 marzo ma che ormai, in ogni caso, sembra sul punto di consumare la propria vendetta nei confronti di Renzi.

«Rinviare le primarie»

Due candidati (un fronte renziano e uno antirenziano) forse troppi per sperare di arrivare al ballottaggio. Tanto che Matteo Orfini, al Brancaccio per l’iniziativa dei presidenti di Municipio, all’«amico Bray» rivolge poche parole: «Se si vorrà candidare è perfettamente in grado di farlo, partecipando alle nostre primarie». Detto che secondo molti il piano di Massimo D’Alema su Roma sarebbe proprio quello di far correre l’ex ministro Massimo Bray direttamente all’appuntamento elettorale (Giuliano Amato sarebbe invece contrario), anche sul fronte primarie i problemi non mancano: l’ala sinistra del partito, infatti, potrebbe chiedere lo slittamento perché «Giachetti è già in campo da un po’ e sarebbe utile avere tempo per la campagna elettorale». Il caos, appunto.

Tocci insiste: via il simbolo

Ed è difficile capire cosa accadrà ma alle primarie potrebbe essere candidata anche Estella Marino, l’ex assessore all’Ambiente (colei che ha chiuso la discarica di Malagrotta) sostenuta dall’area di Marco Miccoli e, appunto, dai presidenti di Municipio. Potrebbe aggiungersi anche una lista civica di Francesco Rutelli, il quale sul tema dice che «non si può escludere». Intanto, viene diffusa la notizia che l’ex consigliera comunale Michela Di Biase sarà la coordinatrice del comitato Giachetti: poi lo stesso Giachetti prende tempo e annuncia novità per la prossima settimana. Situazione in evoluzione, comunque: trattative, incontri e discussioni di queste ore servono per scongiurare quella che al momento, con due candidati verso le urne, sembra più che altro una strategia masochista. Torna a parlare, all’iniziativa firmata da Fabrizio Barca, anche lo stimatissimo Walter Tocci: «Quando l’orgoglio di partito non è sostenuto da idee e progetti rischia di diventare boria del ceto politico», e «io penso che abbiamo bisogno anche dell’orgoglio di partito da mettere in un’esperienza civica che rappresenterebbe un atto di coraggio e umiltà». L’idea di rinunciare al simbolo è stata bocciata da Renzi e Orfini: «Io sono un vecchio militante, un uomo di partito, e mi son trovato dei dirigenti che hanno fatto a me la lezione sull’orgoglio di partito...». E Sel? L’intesa sembra lontana: «Abbiamo posto delle questioni programmatiche a Giachetti per cercare un’interlocuzione — dice Stefano Fassina — e siamo stati corrisposti con degli insulti». Ma lo stesso Fassina sembra destinato a farsi da parte, perché Sel andrà a sostenere il candidato del fronte antirenziano.

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