L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2016

Roma elezioni, la solita foglia di fico che copre il corrotto Pd, questa volta Roberto Giachetti, che noia

Elezioni, è scontro Sel-Pd: "Distanza incolmabile" con Giachetti candidato 

Elezioni, è scontro Sel-Pd: "Distanza incolmabile" con Giachetti candidato 

Botta e risposta avvelenati su Twitter. Vendola: "Con Giachetti renzizzazione della città". Orfini: "Tu puoi scegliere nel chiuso di una stanza un candidato mentre uno che si candida alle primarie divide?"

Ginevra Nozzoli Redattore Romastamattina,

Se da più parti continua il pressing per lottare uniti, l'endorsement renziano al candidato sindaco Roberto Giachetti, sembra spazzare via ogni possibilità di ricucire il fronte. Pd e Sel mai così distanti. "A Roma non ci sono le condizioni per partecipare alle primarie del Pd. Giachetti non può essere il nostro candidato ma non è una questione di nomi, noi continuiamo con la candidatura di Fassina". Nicola Fratoianni, coordinatore di Sel, non lascia spazio a dubbi. Idem Nichi Vendola, che su Twitter è lapidario, quella di Giachetti è una "renzizzazione della città". Inaccettabile. Un botta e risposta sui social che dà la misura dello scontro in atto. 

A stretto giro, il presidente del Pd, commissario del partito romano, Matteo Orfini, ha subito ricinguettato: "Dunque caro Nichi Vendola, tu puoi scegliere nel chiuso di una stanza un candidato mentre uno che si candida alle primarie divide?". Il riferimento è, appunto, all’ex deputato Pd, ora in Sinistra Italiana. Poi Marco Furfaro ha accusato Orfini "di dimissionare dal notaio il sindaco eletto dai cittadini romani". Insomma, niente sembra riuscire a calmare le acque. 

Ci proveranno i presidenti dei municipi il 23 gennaio con #perRoma, l'appuntamento al Brancaccio per "discutere di contenuti" al quale, in teoria, avrebbero dovuto partecipare anche il leader Fassina e il coordinatore Paolo Cento. Ora però è tutto in forse. Colpa di quella "renzizzazione" di un candidato che nel suo video di presentazione alla parola "coalizione" non ha neanche accennato. Un'investitura che all'estrema sinistra non va giù, perché segno di un Pd sempre più accentratore. 

Piuttosto, se si ragionasse di una lista civica di centrosinistra, senza simboli, come suggerito dal senatore dem, vicesindaco di Roma dal 1993 al 2001, Walter Tocci, allora se ne potrebbe forse riparlare. La proposta è arrivata sul blog dell'ex sindacalista cresciuto nelle file del PCI. A Fassina è piaciuta: "Potrei ridiscutere tutto", ma per Orfini non se ne parla. "Il Pd è orgoglioso del suo simbolo. Soprattutto a Roma dove dopo un anno di rigenerazione c'è un Pd diverso da quello che non si accorgeva di mafia capitale. Con quel simbolo ci presenteremo alle elezioni". Una conferma alle parole di Gianluca Peciola, ex capogruppo Sel: "Il Partito Democratico non parla a tutta la sinistra".“

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