L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 gennaio 2016

Siria&Parigi, il califfato dell'Isis/al Qaeda potrà essere sconfitto ma il terrorismo continuerà a produrre morti


Dopo un’autobomba a Baghdad Al Jidida, l’11 gennaio 2016. (Ahmed Saad, Reuters/Contrasto)
16 GEN 2016
OPINIONI
Due nuovi fronti in Iraq

Zuhair al Jezairy, giornalista
Mentre continua la battaglia per liberare il resto della provincia di Ramadi, due nuovi fronti si sono aperti a Baghdad e a Bassora. Per reagire alla sconfitta subita a Ramadi, i jihadisti del gruppo Stato islamico (Is) hanno voluto dare una sanguinosa prova di forza. Alcuni attentatori suicidi hanno tentato di prendere decine di ostaggi in un supermercato a Baghdad Al Jidida (Nuova Baghdad), che a dispetto del nome non è affatto nuova ma un povero quartiere sciita nel sud della capitale. Almeno cinque persone sono morte e 13 sono rimaste ferite. Il governo ha chiuso tutte le vie di accesso a Baghdad come misura precauzionale contro altri attacchi dell’Is.

Sul secondo fronte, nel sud del paese, il pericolo non viene dai jihadisti ma dalle milizie sciite, che hanno occupato la strada per Bassora per rivendicare più autonomia nei loro affari, compreso il contrabbando con l’Iran.

Entrambi i fronti rischiano di diventare ancora più caldi in futuro. La sconfitta dell’Is a Ramadi e l’eventuale liberazione di Mosul non significano che le altre città irachene siano ormai al sicuro. L’ultimo attacco a Baghdad dimostra che il gruppo potrebbe cambiare strategia e tornare a compiere attentati terroristici nei centri più importanti.

Dopo le vittorie contro i jihadisti, le milizie sciite non hanno nessuna intenzione di deporre le armi e tornare alla vita civile. Creeranno potentati locali e combatteranno tra loro e contro il governo centrale. Il premier Haidar al Abadi farà bene a non sottovalutare queste due minacce.

(Traduzione di Gabriele Crescente)

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