L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 gennaio 2016

Sistema Bancario, con questa classe dirigente l'Italia non può andare da nessuna parte

Compagnia, Fassino sceglie Profumo
Chiamparino mette in moto Ferrari

Pubblicato Martedì 26 Gennaio 2016, ore 8,15

"Cric e Crac" della politica piemontese si spartiscono le poltrone delle fondazioni. E per quel centrodestra che s(')offre? Qualche strapuntino (Vietti si agita). Carriere, trame e cacciatori di parcelle all'incontro sul capitalismo familiare

“Non bisogna troppo guardare alle vicende di Borsa, bisogna guardare ai dati di fondo, che per il sistema bancario sono incoraggianti e ne dimostrano la solidità”. Questa l’esortazione che il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi ha lanciato, ieri, dalla sede della Fondazione Crt dov’era riunito il gotha finanziario per la presentazione del libro di Bernardo Bertoldi eFabio Corsico Manager di famiglia. Ma più che ai destini del capitalismo familiare, il ricco (in tutti i sensi) parterre presente sotto gli occhi di Federico Ghizzoni era piuttosto concentrato sui futuri assetti degli enti bancari e finanziari, a cominciare dalle designazioni per la Compagnia di San Paolo. È stato infatti l’imminente pacchetto di nomine l’argomento più gettonato nei fitti conciliaboli che, nelle damascate stanze di via XX Settembre, hanno impegnato – prima, dopo e durante l’incontro ufficiale – il milieu stracittadino.

In sala, intenti a bisbigliare trame intrecciando sguardi complici, e ad aggirarsi con passi più o meno felpati lungo i corridoi, sono stati avvistati il numero due diUnicredit Fabrizio Palenzona, il presidente del consiglio di gestione di Intesa Gian Maria Gros-Pietro, seduto tra il padrone di casa Antonio Maria Marocco e il dirimpettaio del San Paolo Luca RemmertCamillo Venesio della stirpe dei proprietari della Banca del Piemonte, l’ex manager agnellesco e attuale presidente delle Generali Gabriele Galateri di Genola. Molto ossequiato Enrico Salza, ancora in grado, attraverso la rete delle Camere di Commercio, di determinare carriere, tenuto a debita distanza da Angelo Benessia che il vecchio leone di piazza San Carlo considera alla stregua di Iago, ritenendolo tra i congiurati della sua defenestrazione. Una caterva di avvocati d’affari e cacciatori di parcelle – da Carlo Pavesio aStefano Ambrosini, a Fulvio Gianaria – un pizzico di vipperia subalpina, i vertici camerali (Vincenzo Ilotte e Guido Bolatto) e loro due: Francesco Profumo e Carla Ferrari. Ed è proprio attorno a questa (finora) inedita coppia che si sono concentrati i pettegolezzi più sapidi.

A dare conto della statistica dei rumors più che qualificati il borsino di Profumo è in costante ascesa, a dispetto della potenziale incompatibilità con la presidenza di Iren. La prima scelta del sindaco Piero Fassino, che ieri ha fatto una capatina, viene data dai bookmaker di rango come la più probabile e questo non può che rafforzare l’intenzione del Lungo di tenere testa anche a possibili ostacoli come quello della doppia poltrona per l’ex rettore del Politecnico. Tra un Fabrizio Palenzona in gran spolvero e un Michele Vietti indaffaratissimo a (tentare di) tessere la tela per farne l’abito nuovo da banchiere che brama, si è fatta spazio l’interpretazione in senso lato del titolo del libro – Manager di famiglia – intendendo come famiglia quella politica o, comunque alla politica legata strettamente. Non solo per la presidenza sempre più vicina per Profumo, ma anche per l’altro ruolo chiave in Compagnia, quello di segretario generale. Lì pare destinata proprio la Ferrari, ex consigliere di amministrazione di Intesa e finita poi in Cassa Depositi e Prestiti. Da sempre vicina al governatore Sergio Chiamparino, la managermaritata con Giorgio Spriano, faceva parte – con papabile presidente Piero Gastaldo - di quel tandem proposto mesi addietro da Remmert a Fassino, rispedito al mittente dal sindaco, dicono con un secco “non se ne parla neppure”. Oggi, mesi dopo, la Ferrari torna in pista e le probabilità di arrivare al traguardo paiono molte. Il tandem è cambiato: non più Gastaldo, bensì Profumo. Le scuderie e gli sponsor restano invariati: Fassino per il presidente e Chiamparino per il segretario generale. Chiamali, se vuoi, manager di famiglia.  

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