L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 gennaio 2016

Sistema Bancario, si è rotto il patto di fiducia tra chi risparmia e chi dovrebbe garantirli, Banca Etruria ha svolto una funzione determinante

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Bad bank troppo leggera e i rischi del bail in. Ecco perché le banche italiane sprofondano
Giuseppe Colombo, L'Huffington Post
Pubblicato: 28/01/2016 




L’incertezza sui dettagli dell’accordo raggiunto tra il governo italiano e Bruxelles sulla bad bank leggera, ma anche lo spettro di un nuovo assalto dei fondi speculativi, le regole sul bail in e il timore che serviranno ancora interventi correttivi sui bilanci. Gli analisti di Borsa fotografano così la nuova giornata nera di piazza Affari, dove i titoli bancari sono nuovamente crollati: da Bpm, maglia nera con un calo di quasi il 10%, a Mps e Bper, che hanno registrato ribassi vicini all’8%, la tempesta non ha risparmiato neppure Unicredit (-6,50%), Ubi (-5,85%) e Intesa Sanpaolo (-5%).

Un bollettino di guerra che spazza via i tentativi di assestamento che gli istituti avevano provato a mettere in campo in Borsa dopo le parole del governatore della Bce, Mario Draghi, e alla vigilia dell’intesa tra Roma e la Commissione europea sul meccanismo per lo smaltimento dei crediti deteriorati. Dall’inizio dell’anno l'indice azionario delle banche ha accusato un tonfo di quasi il 9%: in altre parole sono andati in fumo oltre 25 miliardi di euro in termini di capitalizzazione dei dieci principali istituti quotati.

“Temo che non tutti i titoli bancari oggetto di queste vendite riusciranno a recuperare subito il terreno perso in assenza di qualche fatto nuovo o di un’azione concreta che allontani il dubbio di nuovi interventi sui bilanci bancari”, spiega Paolo Longeri dell’ufficio studi di Consultinvest Sgr. “C’è bisogno - aggiunge - che le banche offrano nuove prospettive in termini di definizione e circoscrizione del problema dei crediti dubbi e di strategia nei loro piani di business”. A pesare sull’ennesima giornata da dimenticare secondo Longeri sono anche le preoccupazioni delle banche relative al bail-in, cioè il meccanismo di salvataggio interno entrato in vigore all’inizio dell’anno e sul quale ieri la Banca d’Italia ha aperto un fronte, chiedendone la revisione di tempi e modalità. “Il settore bancario si sta ancora preoccupando per il tipo di trattamento nei casi di difficoltà che la nuova normativa europea ha portato”, sottolinea.

Altro elemento che gli analisti mettono in rilievo per spiegare il crollo dei titoli bancari in Borsa è quello della bad bank ‘light’. Per Luca D’Agostino, consulente finanziario di IwBank, i mercati risentono della “poca chiarezza” dell’intesa raggiunta tra Roma e la Commissione europea. “I dettagli - spiega - non sono chiari, a iniziare dal punteggio che sarà attribuito alle obbligazioni in circolazione. E’ un meccanismo che così sembra dire: prima facciamo l’accordo e poi andiamo a definire le regole”. “Gli istituti, così, fanno fatica a spiegarlo ai clienti che detengono le obbligazioni e questa incertezza si riflette sui mercati”, aggiunge.

La Caporetto delle banche italiane ha anche un altro fattore scatenante: la speculazione. Per D’Agostino si tratta di una speculazione al ribasso: “Gli hedge fund (fondi speculativi) stanno iniziando a vendere: gli altri gli vanno dietro e quando il prezzo si deprime allora i fondi ricomprano i titoli”. Un meccanismo che, viene spiegato, si innesta ogni qual volta il comparto bancario risente di una determinata malattia in modo pesante, che in questo caso è quella delle sofferenze. Il consigliere dell’Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari (Aiaf), Antonio Tognoli, parla di una speculazione differente: “Si sentono voci sempre più insistenti di alcune banche, molto grosse, che stanno tentando di buttare giù i prezzi dei titoli per comprare istituti più piccoli e quindi vogliono negoziare in una posizione di forza”.

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