L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 gennaio 2016

Unioni Civili, non è una priorità mentre ci si dimentica dei diritti sociali

UNIONI CIVILI, GIULIETTO CHIESA SU UTERO IN AFFITTO: "ROBA DA RICCHI. MANIPOLAZIONE CHE VIENE DAGLI USA"
29 gennaio 2016 ore 13:38, Lucia Bigozzi
“Utero in affitto? Italiani irritati dall’enfasi data a un problema non prioritario che riguarda una minoranza di benestanti”. Netta l’analisi di Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore, sullo spinoso capitolo delle unioni civili e della stepchild adoption. Nella conversazione con Intelligonews, legge in controluce i dati Eurispes del Rapporto Italia e svela chi sta barando. 

Rapporto Italia-Eurispes: aumenta la percentuale di italiani contrari alle adozioni gay. Dato sceso nel 2015 e nel 2015 ma oggi in controtendenza. Perché? Cosa c’è dietro?

«Credo che il dato scenda perché parte dell’opinione pubblica è irritata dall’enfasi che viene data a questi problemi. C’è una sproporzione anomala tra il numero di persone coinvolte su questo tema e l’enorme spazio che viene dato sui media e negli stessi atteggiamenti dei governi a questo tipo di problematiche, e la gente – legittimamente – reagisce con fastidio, perché come ho già detto proprio a Intelligonews, ritengo che questa non sia la vera agenda dei problemi prioritari dell’Italia. Dunque, molta gente sente una pressione su di sé che non gradisce, a parte il merito della questione. Ribadisco la mia convinzione e la sottolineo…».

Quale?

«La mia convinzione è che questo problema diventa una specie di commercio e le implicazioni dell’utero in affitto diventano una specie di differenziazione di classe tra ricchi e poveri: solo i ricchi se lo potranno permettere e questo non piace a molti. Se fosse un problema che riguarda tutti, ovvero la condizione normale di un uomo e di una donna della strada, dovrebbe essere gestibile con uguali possibilità e mezzi per tutti. Invece, diventerà un commercio estremamente pregiudizievole sui diritti dei cittadini che devono essere uguali per tutti. Sono favorevole alle unioni civili per dare il massimo della trasparenza, ma quando si va a finire sulla gestione dei rapporti sentimentali, del desiderio di avere un figlio artificiale perché questo è tra persone dello stesso sesso, ecco che si apre il problema del commercio del corpo altrui e questo, teoricamente, si potrebbe fare solo se vivessimo in un Paese di eguali; ma siamo in violazione della Costituzione e viviamo in un Paese dove siamo più diseguali di quanto non eravamo trent’anni fa. Ecco perché ritengo che istintivamente, una parte dell’opinione pubblica prova fastidio rispetto a un problema che riguarda una minoranza di persone benestanti e viene presentato all’opinione pubblica come il tema all’ordine del giorno. Per essere molto franco, vorrei aggiungere una considerazione…».

Prego. 

«Io penso che noi siamo in grave pericolo di guerra e considero questo la priorità per tutti, per gay, le lesbiche, e per i milioni di italiani che vorrebbero avere vivi i loro figli e essere vivi loro stessi. Se dovessi fare l’agenda delle priorità metterei al primo punto il fatto che siamo vicini a una grande guerra; e vorrei che lo Stato e i cittadini fossero portati a conoscenza dei pericoli che stiamo correndo. Ecco, questa è la mia agenda delle priorità». 

Lei parlava di un’anomalia nell’altalena dei dati. Chi è che bara?

«Tutti quelli che vogliono distrarre l’opinione pubblica dai problemi principali e fare di una questione importante per chi la vive ma non prioritaria, prioritaria per tutti. Questa è una manipolazione e viene dagli Usa dove le loro regole e le loro leggi vengono considerate leggi che valgono per tutti». 

Lei proprio a Intelligonews ha detto che la piazza del Family Day va ascoltata. Per questo le chiedo: lei andrebbe ad ascoltarla e che appello si sente di rivolgere? La ritiene una piazza politica come sostenuto da più parti?

«Non ci andrei per il semplice fatto che non la considero una priorità. Per cui esserci, significherebbe usare alla rovescia un argomento sbagliato. Dopodichè, non sono così ingenuo da capire che c’è una colorazione politica e nell’uno e nell’altro senso. Io vado a una manifestazione per uscire dalla Nato perché lo ritengo il tema del giorno. Poi, ci sono quelli che più o meno legittimamente, usano la piazza per giocare le carte della politica. Viene considerata una piazza di destra; io non sono di destra ma ritengo che ci siano questioni su cui porre il problema in maniera diversa. Non è solo un problema di libertà che va tutelata, o di scelta di ciascuno che va garantita; qui c’è una conseguenza che riguarda la connotazione dei diritti di tutti. Se si deve fare una battaglia per i diritti dei ricchi, io non sono favorevole; se viene fuori che riguardano solo una minoranza e per giunta benestante, a me questa cosa dà fastidio, non la trovo corretta e corrispondente alle esigenze di un Paese».

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