L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

2016 crisi economica, la Deutsche Bank ha 75.000 miliardi di derivati nella pancia

DEUTSCHE BANK: SALTERA’ IN ARIA COME UN TAPPO DI CHAMPAGNE!

Così la Nsa spiava il governo di Silvio Berlusconi: Le parole non bastano più
Nessuna sorpresa per noi, in fondo siamo stati tra i pochi che vi abbiamo raccontato il colpo di Stato che ha colpito il nostro Paese nel 2011,date un’occhiata allo sguardo sornione di Angela Merkel, una sintesi che dice più di mille parole…
“Le parole non bastano più”
Dai cablo rilasciati dall’organizzazione di Julian Assange emerge una attività di monitoraggio e intercettazioni ai danni dell’allora premier e del suo entourage nei giorni che anticipano la drammatica caduta. L’ultimatum di Merkel e Sarkozy: “Le istituzioni finanziarie italiane salteranno in aria come il tappo di uno champagne”. La telefonata con  Netanyahu: “Berlusconi ha promesso di mettere l’Italia a disposizione di Israele”
Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito».
Questa intercettazione top secret dell’ottobre 2011, che WikiLeaks pubblica in esclusiva con l’Espresso e con un team di media internazionali, dimostra che, oltre a Germania e Giappone, anche il governo italiano era spiato e riapre il caso del complotto ai danni dell’allora presidente del consiglio che aveva spinto i fedelissimi di Berlusconi a chiedere una commissione d’inchiesta.
Ora quello che fa sorridere oggi è che in molti cadono dal pero di Wikileaks, quando in realtà bastava non dimenticare quello che aveva dichiarato uno di quelli che contano, mica le belle addormentate che vivono nel nostro Paese…

Geithner: «Nel 2011 una trama europea per far cadere .

Un «complotto» europeo, in piena crisi del debito e della moneta unica, per far cadere il premier italiano Silvio Berlusconi. Ne parla l’ex segretario al Tesoro Usa Tim Geithner nel suo libro di memorie «Stress Test. Riflessioni sulla crisi finanziaria» appena pubblicato negli Stati Uniti. Nell’autunno del 2011, sono i giorni dello spread oltre quota 500, «alcuni funzionari europei» non meglio precisati avvicinarono l’allora super ministro economico di Obama proponendogli un piano per promuovere l’uscita di scena di Berlusconi, secondo quanto riporta «La Stampa» in un’anticipazione di alcuni passaggi del libro. Geithner pur condividendo la necessità del ricambio in uno dei paesi in quel momento più a rischio in Europa, declinò l’invito e informò dell’accaduto il presidente degli Stati Uniti. «Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani», sostenne il ministro con Obama. Mario Monti che sostituì di lì a poco Berlusconi al governo, Geithner viene poi definito «un economista che proiettava competenza tecnocratica», e la Spagna elesse Rajoy.
…«un economista che proiettava competenza tecnocratica» altro che competenza tecnocratica, il buon Mario sperimentava la bomba H in Italia, distruggendo occupazione e domanda interna, deflazionando salari e imponendo l’austerità della sua Angela.
Ieri leggendo Lucia Annunziata provavo tenerezza per il giornalismo italiano, il nulla che racconta il senno di poi… SPIATI E MANOVRATI ANCORA OGGI?
Sì, sapevamo. L’atmosfera generale era quella. L’impazienza, il ruotar d’occhi, il sorrisino sprezzante fra Sarkozy e Merkel in mondovisione. Ma una cosa è lo scherno di un sorriso, altro è la certezza delle trascrizioni, nero su bianco. I dispacci di Wikileaks pubblicati da Repubblica e dall’Espresso, stilati dai funzionari americani per Washington, sulla base dell'”ascolto” illegale delle telefonate dei leaders politici italiani, sono uno schiaffo in faccia al nostro paese. E non soltanto per l’ovvio sopruso dello spionaggio. Drammatiche sono le parole, l’atmosfera, che raccontano il disprezzo politico e la assoluta mancanza di ogni rispetto della sovranità del nostro paese: “Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito”. Vi prego di notare quel “non tolleravano scuse”.
Certo se torno indietro a quell’estate 2011 e penso alla completa solitudine nella quale raccontavo quello che realmente stava accadendo partendo dalla manovra “perfetta” di Deutsche Bank, sino ad arrivare alla “casuale” letterina della BCE, resta davvero l’amaro in bocca, ma nessuno mi potrà mai togliere la soddisfazione di aver aiutato molti lettori a comprendere che era tutta una farsa e ad evitare la liquidazione dei titoli di Stato italiani in portafoglio…

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