L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 febbraio 2016

Acqua pubblica, Alto Calore, si sta raccontando la favoletta che il privato può efficientare il servizio e appianare il debito, lì dove ha fallito il pubblico

Acqua, Giordano: all’Alto Calore sabotato interesse pubblico, per renderlo appetibile al privato

Sel a muso duro contro De Stefano. “C’è un referendum da rispettare che vuole la risorsa idrica fuori dalle logiche di mercato”
27 Febbraio 2016


«Sulla gestione dell'acqua si sta raccontando la favoletta che il privato può efficientare il servizio e appianare il debito, lì dove ha fallito il pubblico. Noi non ce la "beviamo", chi ha fallito è Raffaello De Stefano che si iscrive nella lista dei sabotatori dell'interesse pubblico per rendere l'Alto Calore appetibile al privato». Sinistra ecologia e libertà detta la linea sulla legge regionale di riforma del sistema idrico integrato e sull'aggregazione ormai partita tra Alto Calore e la sannitica Ge.se.sa. Il deputato di Sel Giancarlo Giordano si appella ai sindaci irpini, in questi giorni protagonisti di colloqui a porte chiuse presso Ato e Provincia con il numero uno di Corso Europa e l'ad Piero Ferrari di Ge.Se.Sa.
«Sembra quasi una formula magica quella secondo cui l'aggregazione non solo riesce a ripianare il debito di Acs ma addirittura lo può far scomparire. Questo stanno raccontando ai sindaci e purtroppo qualcuno di loro sembra crederci – commenta Giordano - Ogni volta che Ferrari parla fa scoprire quanto De Stefano sia stato poco bravo nel suo compito. Per tre anni è stato pagato con soldi pubblici, per efficientare e ottimizzare Alto Calore. E lui stesso oggi ammette di avere tra le mani un "bilancio inquietante". Perché non si è ancora dimesso visto che ha concorso a rendere tali le casse della società? Perché un sindaco dovrebbe fidarsi di uno che dà questo giudizio sui suoi stessi bilanci? Noi di De Stefano non ci fidiamo più».

Per il deputato di Sel ciò che non torna, al di là dei numeri, è il modus operandi con cui è stata amministrata la società di Corso Europa. «La trasparenza non è una semplice dichiarazione di intenti, ma una pratica quotidiana che certo non passa per la chiamata, a piccoli gruppi, dei sindaci per riunioni informali. Chi ha dato tale mandato a De Stefano? Chi ha affidato a Ge.se.sa la possibilità di avviare una due diligence su Alto Calore? Perché non è stata data anche ad altri? – si chiede Giordano - Non affrontiamo la vicenda con un approccio ideologico, stiamo nelle questioni di merito della gestione dell'Alto Calore. Un buon amministratore che vuole ripianare un debito mette mano ad un piano di rientro, rende leggibile quale è l'esigibilità dei crediti che vanta, affidandosi ad una società competente. Invece si affida – denuncia il parlamentare - ad una società a cui dà un appalto, per un importo di 1 milione e 600mila euro di recupero crediti, senza fare un gara ad evidenza pubblica.

Stesso discorso per il bando di "Garanzia Giovani": l'Alto Calore è stato usato come un ente privato senza obbligo di costruire una graduatoria. Per non parlare di alcuni simpatici incarichi dati a figli di padri noti.

Di tutto questo chiederò conto a De Stefano in consiglio comunale. Lui avrebbe dovuto fare gli interessi pubblici, invece ha lavorato per sabotarli e renderli così appetibili al privato». Per Sel il campo di battaglia è duplice, c'è la vicenda irpina e quella della legge regionale che elude il risultato referendario. Martedì, annuncia Giordano, inviterà i deputati Pd che fanno parte dell'intergruppo parlamentare sull'acqua pubblica, a venire in Irpinia.

Intanto invita De Stefano «a non fare scelte strategiche per il futuro, visto che ormai è a fine mandato. Si impegni a non accettare, in caso di aggregazione, incarichi nella nuova società, così renderà tutto trasparente. La favoletta per cui se arriva il privato si risolve tutto, è smentita dai fatti. C'è stato un referendum che va rispettato e che ha detto due cose chiare, no al privato ma soprattutto no al profitto. Questa è la linea su cui continueremo a muoverci».

La proposta di Sel resta quella di un'azienda speciale consortile a gestione pubblica. «Si può fare – spiega Raffaele Aurisicchio coordinatore provinciale del partito – vogliamo che ci sia una commissione di esperti in grado di analizzare il bilancio di Alto Calore e lo stato di salute società. Vogliamo sapere se è possibile percorrere un'ipotesi di ripubblicizzazione del sistema idrico integrato attraverso un'azienda speciale come fatto a Reggio Emilia. Ai sindaci dico di convocare i consigli comunali e farli esprimere così come fatto dal Comune capoluogo. Stessa richiesta al presidente della Provincia Domenico Gambacorta. Anche il sindacato deve esprimersi con chiarezza. Lo chiedo in particolare alla Cgil: dica no al progetto di privatizzazione senza paletti».

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