L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

Arexpo-Expo, i conti non tornano è facile cantare quando a pagare siamo noi contribuenti

Come fermare le montanti polemicuzze sui conti dell’Expo

Come fermare le montanti polemicuzze sui conti dell’Expo
Numeri, indiscrezioni e un auspicio

Urge un bell’accordo multipartisan e istituzionale per evitare che la situazione si incancrenisca e dia adito a polemicuzze politiche di bassa lega. È quanto si bisbiglia, tra Roma e Milano, nelle sedi degli azionisti della società Expo, ovvero ministero dell’Economia, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Camera di Commercio di Milano.
Anche perché il successo dell’Esposizione, al di là di chiacchiere e numeri ballerini, è messo in dubbio solo dai catastrofisti in servizio permanente effettivo.
I bisbiglii si basano su un fatto. Anzi su alcune carte che i soci stanno visionando. Dalla società Expo è giunta – di fatto – una richiesta di contributo finanziario per coprire gli oneri di dismantling, ovvero di smantellamento delle opere realizzate; oneri fisiologici in questi casi ma che forse non erano stati preventivati del tutto.
Le stime sono ancora da limare, ma alcuni soci hanno calcolato – sulle base delle informazioni ricevute dalla società – che i costi sarebbero nel complesso 48,3 milioni di euro. Oneri che dovrebbero essere ripartiti sulla base della partecipazione percentuale dei soci al capitale della società (i principali azionisti sono: ministero dell’Economia col 40%, Regione Lombardia col 20%, Comune di Milano 20%, Provincia di Milano 10%, Camera di commercio 5%). Una volta chiusi i conti 2015 e messa in liquidazione la società, la gestione degli spazi sarà appannaggio della società Arexpo, in cui il governo avrà il 40 per cento.
Tra i soci circolano alcune impressioni, diverse valutazioni e alcune domande. Ad esempio: perché prima di versare questo contributo non si incassano tutti i crediti, come nel caso anche quelli dei biglietti? E il patrimonio netto positivo indicato in una bozza di delibera del cda di Expo alla fine del 2015, ossia 14.2 milioni, non può essere messo in parte al servizio di quegli oneri? E ancora: visto che non era stata definita questa fase intermedia, dopo la chiusura dell’Esposizione universale, perché non addossare in tutto o parzialmente le spese alla società Arexpo che subentrerà?
Urge, appunto, accordo multipartisan e istituzionale per prevenire beghe e speculazioni politiche (pane quotidiano nelle campagne elettorali, di solito).


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