L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 febbraio 2016

Arexpo-Expo, intanto mancano 60 milioni, e siamo solo agli inizi

Palazzo Marino

Commissione d’inchiesta su Expo oggi il voto in Consiglio comunale

Il centrosinistra non ha i numeri per bloccare la richiesta del centrodestra


I numeri sulla carta non ci sono. Anche nella migliore delle ipotesi. Oggi pomeriggio si vota l’istituzione della commissione d’inchiesta su Expo voluta dal centrodestra più porzioni varie dello schieramento comunale, ma la maggioranza di centrosinistra, complice gli sfaldamenti interni, non ha i numeri per bloccare la delibera. Fatto salvo presenze e assenze dell’ultimo minuto, il centrosinistra può contare su 24 voti (i 19 del Pd, i 3 di Sel, il voto di Elisabetta Strada e quello del sindaco Giuliano Pisapia), mentre la compagine favorevole alla commissione può contare su 25 voti se a dare il proprio sostegno ci sarà anche il presidente dell’aula, Basilio Rizzo oltre alla consigliere Anita Sonego, molto critici sull’operato di Giuseppe Sala nella sua veste di commissario Expo. Un voto sul filo di lana ad alto rischio politico con le elezioni alle porte visto che Sala è il candidato della coalizione del centrosinistra. Un arma in più nelle mani del centrodestra e del suo sfidante Stefano Parisi. E proprio perché la situazione è così complicata e per evitare di contarsi, aggiungendo anche la sconfitta pubblica in aula, il centrosinistra è pronto a dare il via libera alla commissione pur sottolineando che si tratta di un’operazione «strumentale» e ad personam, anzi contra personam.
«È una commissione strumentale finalizzata alla campagna elettorale — attacca il capogruppo Pd, Lamberto Bertolè —. Tra le premesse c’è scritto di avviare un’indagine su tutta Expo e in particolare sui contratti firmati dal commissario unico. Un bel lapsus. È fuori luogo, soprattutto con quello che sta succedendo in Regione». Ma poi aggiunge: «Siccome lo statuto comunale dice con due quinti delle firme si può procedere all’istituzione della commissione a noi sembra corretto che una maggioranza politica non blocchi la commissione con il voto in aula. Non andiamo contro lo spirito dello statuto e per il rispetto del ruolo della democrazia la faremo passare. Alla fine sarà solo un boomerang perché non uscirà niente». Da decidere la modalità: probabilmente il centrosinistra non parteciperà al voto». Cantano chiaramente vittoria Riccardo De Corato e Manfredi Palmeri tra i primi firmatari della commissione d’inchiesta. «Monguzzi, Gibillini, i seguaci della Balzani e di Majorino hanno l’occasione per garantire al Comune e ai milanesi la possibilità di vederci chiaro — dice l’ex vicesindaco —. La commissione è lo strumento istituzionale adeguato e trasparente per avere tutte le risposte necessarie. Risposte che in questi mesi non sono arrivate. E di questo, anche una parte del Pd e della sinistra si sono accorti e indignati».

Mentre Palmeri lancia un grido d’allarme sui conti di Expo: «Abbiamo scoperto che mancano almeno altri 60 milioni solo nel primo trimestre. Basta sorprese. Chi metterà quei soldi?». Una questione già sollevata nei carteggi intercorsi tra Expo e Arexpo e determinata dal fatto che Expo ha chiuso i suoi incassi con la fine dell’evento, ma i lavori continuano con lo smantellamento dei padiglioni e si dovrà procedere anche alla chiusura della società liquidando il personale ancora attivo. La speranza è che con l’arrivo della nuova governance e dei finanziamenti la situazione si risolva. Ultimo appunto. Mercoledì arriverà a Milano il premier Matteo Renzi per presentare pubblicamente il progetto di Human Technopole dopo che il comitato scientifico formato da Roberto Cingolani insieme ai tre rettori di Statale, Politecnico e Bicocca ha concluso il suo lavoro.
22 febbraio 2016 

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