L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 febbraio 2016

Banca Etruria, allo stato dell'arte i risparmiatori truffati sono più tutelati cosa che non ha fatto il bamboccione al governo del corrotto Pd

Vecchia Banca Etruria, lorsignori aspettino a cantar vittoria

Dallo stato di insolvenza dichiarato dal tribunale di Arezzo al futuro prossimo della Banca Popolare dell’Etruria.
Le riflessioni di Roberto Maruffi.
Roberto Maruffi
Roberto Maruffi

18 febbraio 2016
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Come sappiamo il Tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria. In sintesi ha ritenuto che lo stato di crisi al momento del patatrac fosse irreversibile. Sulla sentenza c’è poco da dire. I giudici dovevano appunto valutare se la vecchia Banca Etruria era in dissesto irreversibile, oppure no, nel momento immediatamente precedente alle note decisioni del Governo che hanno poi spennato i risparmiatori.
La decisione non è definitiva perché la parola forse finale la pronuncerà la Corte di Appello che sarà inevitabilmente chiamata a riesaminare la sentenza del tribunale aretino. Per quanto più ci interessa, ovvero per la tutela dei risparmiatori espropriati, come ci siamo già detti la notizia è rilevante perché apre la possibilità per la Procura della Repubblica di Arezzo di riesaminare la vita della banca negli ultimi anni.
Qualora da queste verifiche dovessero scaturire dei processi, ferma restando la sacrosanta presunzione di non colpevolezza costituzionalmente garantita, ed al di là dell’esito degli stessi si potrebbe comunque aprire la possibilità per i risparmiatori di poter meglio tutelare, nei vari modi che la Legge consente, i propri interessi. Invece Lorsignori ci dovrebbero pensare di più prima di fregarsi le mani dalla gioia perché il tribunale non ha rilevato l’incostituzionalità della terrificante normativa.
Tanto le eccezioni di incostituzionalità verranno sicuramente sollevate di nuovo nelle varie controversie che si susseguiranno per questa vicenda. Nel caso aretino è possibile che Il tribunale, chiamato a valutare soltanto l’insolvenza abbia anche ritenuto di non poter tener conto delle successive ricadute espropriative a carico degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti della vecchia Banca Etruria. Inutile nasconderselo la confisca deriva dalle decisioni del Governo, anche indotte dall’Unione Europea.
Sicuramente il Governo si è sentito in parte costretto dall’Unione Europea a fare certe scelte, visto l’evidente stato di permanente subordinazione psicologica nei confronti della signora Merkel e dei suoi camerieri. Basta per esempio vedere come ormai gran parte degli stati se ne infischiano dei parametri europei mentre l’Italia, a parte qualche brontolio dell’ultima ora, continua a farsi dissanguare come avviene ormai da oltre venti anni a questa parte. Di sicuro sarebbe molto avventato da parte di Lorsignori ricavarne strumentalmente un attestato di buona operatività. E soprattutto ritenersi definitivamente legittimati a poter rimborsare soltanto gli ormai famosissimi cento milioni di euro ai risparmiatori, magari balbettando di presunti vincoli europei. Loro ci proveranno, ormai è certo, ma noi venderemo cara la pelle.

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