L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

Banca Etruria, si va avanti molto lentamente sulle verità

24/02/2016 09:19

Rossi di paura per pericolo incompatibilità

Il Csm decide il destino del procuratore di Arezzo, titolare delle inchieste su Banca Etruria

Rossi di paura per pericolo incompatibilità
Il magistrato rischia grosso mentre le indagini vanno avanti ma gli avvisi di garanzia per bancarotta non arrivano

I rimborsi per i risparmiatori ingannati dal decreto salva-banche tardano ad arrivare. Gli avvisi di garanzia per bancarotta fraudolenta per gli ex vertici di Banca Etruria “latitano”. Mentre la rabbia e la sete di giustizia da parte degli ex obbligazionisti aumentano. E le polemiche svaniscono nel nulla grazie pure ai soliti giornali di sinistra che girano alla larga dalla faccenda per non disturbare troppo il premier e la ministra Boschi. L’unico sussulto potrebbe arrivare domani mattina dal Consiglio Superiore della magistratura (Csm) che andrà avanti con la nuova istruttoria nei confronti del procuratore capo di Arezzo, Rossi. Il magistrato, finito davanti ai togati di Palazzo dei Marescialli per un suo incarico di consulenza per Palazzo Chigi affidatogli dal governo Letta e poi proseguito anche con quello Renzi (fino allo scorso 31 dicembre), rischia grosso. Ovvero il trasferimento per incompatibilità ambientale. E non solo per quel presunto “conflitto di interessi”. Ma pure per quella prima audizione davanti alla Prima commissione in cui il procuratore, rispondendo alle domande dei colleghi, ha dichiarato di non conoscere il papà del ministro Boschi e di non averci mai avuto a che fare. Una testimonianza non certo veritiera dato che grazie al settimanale Panorama e al ripensamento (successivo e forse tardivo) da parte del diretto interessato è poi emersa altra storia: e cioè che l’ex pm ha curato in prima persona ben quattro indagini che riguardavano Pier Luigi Boschi, conclusesi tutte con un’archiviazione sollecitata proprio da Rossi e sempre accolta dal giudice per le indagini preliminari. Quegli strani “silenzi” non sembrano affatto piaciuti al Csm, che ha imposto un supplemento di istruttoria a un caso che sembrava destinato a chiudersi bonariamente.
La Prima commissione, che ha ricevuto dalla procura generale di Firenze le informazioni e i documenti integrativi che aveva richiesto in merito alla delicata pratica per stabilire il comportamento adottato nelle vicende dal procuratore, adesso ha davanti a sé due strade: proporre al plenum del Consiglio l’archiviazione di Rossi o deliberare l’apertura di un altro procedimento per incompatibilità. Con il super magistrato che potrebbe essere incredibilmente estromesso dalle indagini. Per una decisione con pochi precedenti, che avrebbe certamente del clamoroso. Che non può concludersi con un nulla di fatto e che merita di essere approfondita. Se è vero quel che dice la legge, che è uguale (così dicono) per tutti. Ma forse diversa per alcuni. 

M.C.

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