L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 febbraio 2016

Grecia, tagli agli stipendi, aumento dei prezzi al consumo, licenziamenti e riforma delle pensioni


gli euroimbecilli quando eliminano diritti e democrazia le chiamano riforme che 

Grecia anno zero - di Lef Dakalakis

Grecia, un anno di Tsipras (2)



Licenziamenti, tagli agli stipendi e alle pensioni. Le storie di Thalia, economista e George, neochirurgo


domenica 14/02/16 

Lunedì 8 febbraio. Le borse europee chiudono con un - 2,53%, raggiungendo il livello più basso dall'ottobre del 2013. A segnare la giornata è soprattutto il crollo della borsa di Atene, scesa ai minimi di oltre 25 anni ,con un ribasso del 7,9%legato alle incertezze che hanno riportato in auge voci di Grexit. I commentatori economici sono concordi: le borse europee hanno reagito alla rinnovata instabilità di Atene e alle crescenti difficoltà che riguardano Alexis Tsipras e il suo Governo. Quel che è certo è che lunedì 8 febbraio 2016 l'indice principale della borsa greca ha ceduto il 5 per cento, facendo arretrare il bilancio da inizio 2016 del 24 per cento.

Cosa si cela dietro tutto questo? Un paese che non riesce più a guardare al futuro, come ci raccontano George Dimogerontas, neuchirurgo e Thalia Chaliabalia, economista disoccupata.


"NON NUTRIAMO ALCUNA SPERANZA"





Tagli agli stipendi, aumento dei prezzi al consumo, licenziamenti e riforma delle pensioni - quella voluta dalla Troika (Bce, Fmi e Ue) e accettata da Atene - stanno indebolendo il Governo ellenico che è, sempre più, a rischio di sconfessione. "Tsipras ha promesso troppo. Il risultato è che non è cambiato niente. Anzi: si sta peggio. Non basteranno 50 anni per uscire da questa crisi". Così, mentre migliaia di persone in cerca di una vita migliore (il 92% di quelle arrivate nell'Europa centrale nel 2015, dato Nazioni Unite) transitano dalla Grecia, proteste e scioperi scuotono il paese. La crisi economica e quella dei migranti sono, sempre più, in rotta di collisione.
m.c.

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